Accordo sulla «Via», ma è polemica. Alemanno: io risolvo i problemi L'ultimo nodo da sciogliere è sui Beni culturali: il Comune vorrebbe il potere della loro valorizzazione. Uno degli ostacoli, a quanto pare, è superato: la «Via», cioè la Valutazione di impatto ambientale, il necessario ed indispensabile nulla osta per tutti i progetti urbanistici, resterà di competenza della Regione. Ma, nella notte, si è andati avanti ad oltranza con le trattative, per arrivare ad una soluzione condivisa su Roma capitale. «L'accordo sulla Via - spiega Mauro Cutrufo, senatore e vice sindaco - l'abbiamo raggiunto. Ma era un falso problema: trasferire la Via a Roma capitale sarebbe stato incostituzionale. Quella che stiamo per votare è la legge più importante dal 1948 ad oggi». Sarà pure stato un falso problema, ma di questo per due giorni - si è discusso in una serie infinita di riunioni tra Comune, Regione, Provincia e Governo: quali poteri dover trasferire dallo Stato e dalla Pisana al nuovo organismo che sta nascendo, tramite l'articolo (era il 13, adesso è diventato il 22) della legge sul federalismo fiscale in votazione al Senato (il via libera è previsto per oggi). E il presidente Piero Marrazzo, sulla Via, aveva puntato i piedi: «Su materie come il traffico dice Daniele Fichera, assessore agli Affari istituzionali della Regione - non abbiamo creato problemi: è giusto che vengano trasferite a Roma capitale. La nostra unica eccezione è stata sui poteri di controllo, come appunto la Via. Il principio dell'articolo in questione, secondo noi, è chiara: la legge nazionale fissa gli ambiti nei quali saranno trasferite delle funzioni, che poi vengono definiti da un decreto legislativo dello Stato e da una legge regionale». L'accordo sulla «Via», però, ancora non basta alla fumata bianca definitiva. Tanto che in serata, intervendo al convegno di Assoforum su «Accoglienza per l'integrazione e sicurezza », il sindaco Alemanno ha buttato lì una frase sibillina: «È in discussione - ha detto - al Senato la riforma sui poteri speciali a Roma capitale. C'è chi non ama questa prospettiva e sta creando problemi, ma sono convinto di riuscire a risolverli». E proprio per sbloccare le trattative, dopo l'ora di cena, Alemanno si è recato a Palazzo Madama, per l'ennesimo vertice della giornata. Ma con chi ce l'aveva, alludendo a chi crea problemi? Ufficialmente, il sindaco non ha risposto. Ma, secondo gli uomini a lui vicino, si riferiva ad alcune resistenze leghiste in Parlamento, ai presidenti di Regione e Provincia, Marrazzo e Zingaretti, e all'opposizione parlamentare. Episodio significativo, a questo proposito, un fatto della mattina: Alemanno ha incontrato il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, ma i presidenti degli altri due enti territoriali hanno disertato la riunione. Al vertice hanno partecipato alcuni esponenti del Pd come il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, manifestando tutte le loro perplessità: «Roma capitale - ha detto Walter Vitali si può giustificare solo se ci sono anche le aree metropolitane ». E Luigi Zanda ha aggiunto: «Resta in sospeso la questione dei Beni culturali. Oltre alla tutela, allo stato deve restare anche la valorizzazione ». Competenza che, invece, è richiesta dal Comune. Andrea Augello, senatore del Pdl, smussa gli angoli: «Oggi il testo sarà approvato. Stiamo solo cercando un'intesa più larga possibile e capire se l'opposizione si asterrà oppure c'è lo spazio perchè voti a favore. Resta da risolvere la questione dei Beni culturali, sui quali il Pd vorrebbe una sorte di collegialità. Noi, invece, siamo per una formula più chiara». Per tutta la giornata, comunque, si erano inseguite le dichiarazioni. Nicola Zingaretti ha ribadito il suo punto di vista: «Il tema non è solo governare meglio Roma: è nell'integrazione con l'area vasta che la capitale ritrova la sua forza, diversamente avremo il caos fuori da Roma e solo un'espulsione dei problemi». E l'Udc è andata all'attacco: «Sulla questione Roma capitale - ha detto Luciano Ciocchetti - il sindaco ignora le proposte dell'Udc, confermando tutti i suoi limiti politici». E Marrazzo ha concluso: «La Regione vuole essere protagonista di Roma capitale. Ma per farlo, bisogna riconoscere che alcune competenze possono essere cedute solo attraverso la propria volontà».