Veltroni ha deciso di ritirare le dimissioni dal cda del Museo della Shoah. Il leader del Pd scrive in una lettera a Leone Paserman: «È stato uno dei progetti più voluti della passata amministrazione. E sapete anche che questo stesso progetto è stato un impegno che mi ha coinvolto personalmente e che ho condiviso con la Comunità ebraica romana». Dice il presidente della Fondazione, Paserman: «Veltroni è stato il primo promotore, sarebbe stato paradossale arrivare alla fase esecutiva senza di lui». «Il Museo della Shoah che nascerà a Villa Torlonia è stato, come sapete, uno dei progetti più importanti, più sentiti e fortemente voluti della passata amministrazione. E sapete anche che questo stesso progetto è stato, dal nascere della prima idea a tutti i successivi e più concreti passaggi istituzionali, un mio costante obiettivo, un impegno che mi ha molto coinvolto personalmente e che ho condiviso in modo davvero speciale con la Comunità ebraica romana»: per questo, spiega Walter Veltroni in una lettera al presidente Leone Paserman, ho deciso di ritirare le dimissioni dal cda della Fondazione. Quando decise di uscirne, Alemanno aveva appena detto, durante una visita in Israele, che il fascismo non fu il male assoluto. Dice oggi il presidente della Fondazione, Leone Paserman: «Veltroni è stato il primo promotore, sarebbe stato paradossale arrivare alla fase esecutiva senza di lui. Il museo della Shoah non può essere tema di conflitto politico». «Potete quindi immaginare - prosegue la lettera di Veltroni - quale sia stato il mio rammarico nel momento in cui sono stato costretto a decidere, a settembre, di lasciare il cda della fondazione del Museo, dopo alcune affermazioni del sindaco Alemanno su fascismo e leggi razziali che ho ritenuto molto gravi e che hanno creato, non solo in me, un disagio profondo, che non sarebbe stato giusto ignorare. Da allora ad oggi le mie convinzioni, i miei sentimenti e i miei giudizi su quelle pagine della nostra storia, sul regime fascista e sulla vergogna di quelle leggi che iniziarono il cammino senza ritorno della discriminazione, dell'odio e della violenza contro gli ebrei non sono certo cambiati. E non è venuta meno in alcun modo la mia convinzione che la memoria di ciò che accadde rappresenta, per la nostra società, un elemento prezioso e imprescindibile, da custodire con cura ed estrema attenzione ». Ma perché dimettersi allora e rientrare adesso? Veltroni, nella lettera, ricorda che al suo gesto seguirono le «parole nette» del presidente della Camera Fini e i chiarimenti di Alemanno: «Oggi posso accogliere il vostro invito a proseguire il cammino iniziato insieme affinchè questo grande progetto della memoria possa andare avanti e giungere, finalmente, alla nascita del Museo della Shoah di Roma». Soddisfazione bipartisan. Della fondazione che aveva chiesto «all'unanimità » di ritirare le sue dimissioni dal Consiglio, di Alemanno - «Bene, adesso voltiamo pagina e andiamo avanti sui grandi progetti civili e culturali della città: è importante che ci sia uno sforzo comune di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche» - e dei presidenti Marrazzo (Regione) e Zingaretti (Provincia).