L'on. Franca Chiaromonte, responsabile del dipartimento cultura dei Democratici di Sinistra, ha presentato un'interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, in merito all'avvio della procedura di dismissione di alcuni beni demaniali e per chiedere se il ministro non ritenga necessaria una tempestiva informazione al pubblico circa i beni che stanno per essere sottoposti a verifica. " In altri termini spiega Chiaromonte il ministro ci deve dire cosa sta vendendo". "Gli organi di stampa riportano la notizia dell'avvio del processo di verifica dell'interesse culturale dei beni immobili del demanio pubblico e si legge nell'interrogazione - informano sull'impossibilità di identificare quali siano i beni oggetto di verifica da parte dell'amministrazione competente. Inoltre, la legge sulla trasparenza del 1990, stabilisce tra l'altro il diritto dei cittadini ad accedere ai documenti amministrativi e contestualmente stabilisce che "Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento" Appare tuttavia evidente che, nel caso del procedimento di verifica, in mancanza della comunicazione da parte dell'Amministrazione dei dati relativi agli immobili da sottoporre alla verifica, i cittadini o le associazioni interessate non possono intervenire nel procedimento. Tali beni, dunque, fino al momento della loro eventuale sdemanializzazione ed alla potenziale verifica negativa di interesse culturale, dovranno ritenersi beni pubblici e altresì beni culturali Infine i Ds proseguiranno la loro battaglia in parlamento: il nostro disegno di legge dovrà divenire il punto di partenza per riaprire, anche in Aula a Montecitorio, il dibattito sulla questione della dismissione del patrimonio pubblico". Al Ministro per i beni e le attività culturali Per sapere, premesso che Gli organi di stampa riportano la notizia dell'avvio del processo di verifica dell'interesse culturale dei beni immobili del demanio pubblico, ex art. 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 41; i medesimi organi di stampa, informano sull'impossibilità di identificare quali siano i beni oggetto di verifica da parte dell'amministrazione competente; la legge 7 agosto 1990, n. 241, stabilisce tra l'altro, il diritto dei cittadini ad accedere ai documenti amministrativi e contestualmente stabilisce che "Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento" Appare tuttavia evidente che, nel caso del procedimento di verifica di cui all'art. 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 41, in mancanza della comunicazione da parte dell'Amministrazione dei dati relativi agli immobili da sottoporre alla verifica, i cittadini o le associazioni interessate non possono intervenire nel procedimento; tali beni, fino al momento della loro eventuale sdemanializzazione ed alla potenziale verifica negativa di interesse culturale, sono beni pubblici e altresì beni culturali; Se il ministro non ritenga, per le ragioni sopra esposte, che sia necessaria una tempestiva informazione al pubblico circa i beni che stanno per essere sottoposti a verifica, onde permettere ai soggetti interessati di "presentare memorie scritte e documenti, che l'amministrazione ha l'obbligo di valutare ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento", ed evitare così il possibile depauperamento del patrimonio culturale nazionale pubblico. Quali misure il Ministro abbia adottato o intenda adottare con la massima celerità, affinché venga rispettato il dettato della legge 7 agosto 1990, n. 241, anche in questo delicatissimo frangente. Chiaromonte, Grignaffini, Carli, Martella, Tocci, Capitelli, Sasso, Lolli, Giulietti BENI CULTURALI CHIAROMONTE (DS): IL MINISTRO DICA COSA STA VENDENDO