Camera con vista sul tempio di Venere, o sul porto di Baia. Al Batis si dorme tra archeologia, giardino e mare. Poche stanze, tutte diverse e arredate con cura. Una novità in questo territorio che ancora tanto può fare in fatto di ricettività. In ogni stanza tv con schermo Lcd, mini bar e accesso a internet. Fuori cè lantico, dentro le comodità di oggi. Poi il ristorantino ricavato in unantica cisterna e la caffetteria che è un art-lounge bar con vista sullarea monumentale e happening darte e musica. La doppia costa 70 euro. (via Lucullo 101, Baia). (d. b. s.) Un sentiero stretto con gradini di pietra porta giù al mare, allisolotto di Punta Pennata. E nascosto tra agavi e un fitto fogliame, bisogna conoscerlo. In fondo al sentiero gli scogli di tufo invitano a sedersi: il mare è trasparente, sgombro di barche. Magia del fuori stagione. E questa lora di Bacoli, terra di miti e di mare, di buona cucina e archeologia. Le strade sono tornate pulite dopo mesi di emergenza, il traffico sguaiato di motorini ed auto arriverà col caldo e la riapertura dei lidi. Ora Bacoli è un viaggio a pochi chilometri dal centro metropolitano di Napoli. Ci sono i vigneti e ci sono le spiagge, cè la storia antica e la nuova gastronomia, le terme che amava Nerone e un paesaggio che invita allindugio, allotium. E che riserva ancora angoli intatti e passeggiate che suscitano stupore. Come questo sentiero che conduce allo specchio dacqua di Punta Pennata. Sullisolotto (la punta oggi è separata dalla terraferma) cera una villa romana che la tradizione indica come la Villa di Lucullo, altri considerano i ruderi ritrovati pertinenti al comando delle legioni della flotta imperiale di stanza a Miseno. Oggi la vegetazione nasconde ogni cosa e il mare ha sommerso altre testimonianze di quello che fu un passato glorioso. Ma lo sguardo si riempie con il paesaggio che cè intorno: in fondo, sulla costa opposta, si vede la chiesetta bianca di San Sossio, un piccolo gioiello di architettura povera con il sagrato praticamente sul mare e le pareti interne color celeste. Accanto cè una spiaggia con i gozzi di legno, qui destate cè un moderno Caronte che traghetta i bagnanti sulla scogliera. Siamo a Miseno, lembo estremo dei Campi Flegrei. Dalla chiesa di San Sossio cè la strada che conduce al Faro. Si lascia lauto nel piazzale e si prosegue a piedi lungo il sentiero che si inerpica sulla collina: unaltra passeggiata di sensazioni, tra macchia mediterranea e mare. Il viaggio termina a tavola alla Catagna (Via Pennata, 26 tel. 081 5234 218), una stanzetta nascosta - non ci sono insegne - in un vicolo della strada che conduce a Punta Pennata: cinque, sei tavoli e una cucina di sapori veri come vuole la stagione e lestro di Crescenzo, il patron pescatore. Grande cucina e piccolo prezzo (35 euro). Se non trovate posto qui provate al Capo Blu, vicino alla chiesa di San Sossio (via Sacello degli Augustali 11, tel. 081 5236 122): 8 tavoli appena, buona cucina e musica; ma soprattutto storie e aneddoti di un territorio che ha ancora tanto da dire.