MANNOCCI Il bene esige grande tutela «La vendita di Villa Mansi? Non può che essere un punto interrogativo e come tutti gli interrogativi non può che destare apprensione». A parlare è Roberto Mannocci, presidente della sezione lucchese di Italia Nostra che da anni monitora lo stato e le vicissitudini del patrimonio storico, architettonico e culturale di Piana e Lucchesia. Mannocci teme il possibile snaturamento se non della villa, di altre parti del complesso. «L'apprensione - spiega - non è data dal semplice passaggio di proprietà: un bene privato è passato nelle mani di un altro privato e in passato, soprattutto quello lontano, acquisti e vendite sono sempre avvenuti senza motivi di timore per il patrimonio storico. Certamente non avrebbe suscitato preoccupazioni (o le avrebbe ridimensionate) l'acquisto diretto della villa da parte di un ricco appassionato d'arte, italiano o straniero, da una sorta di "mecenate", insomma. «Non conosco la S. Michele srl, non so di cosa si occupa, da chi è composta, quali sono le intenzioni: perché ha deciso l'acquisto? Probabilmente la villa e tutte le sue pertinenze rappresentano un investimento che dovrà (nelle intenzioni della società acquirente) dare un conveniente utile, indispensabile anche per il mantenimento. L'interrogativo è: quanto è l'utile che se ne vuole trarre? Una cosa è la giusta resa, un'altra la speculazione». Di questi tempi Mannocci vede crescere il rischio di di speculazioni: «Gli interventi (ex novo o le ristrutturazioni) ricercano la grande scala, l'utile macroscopico e immediato. Sia chiaro, non prevenzione nei confronti dei nuovi acquirenti, non ho elementi per averne. Ma rilevo che le istituzioni che hanno a cuore le sorti del nostro patrimonio storico e culturale, Comune e Soprintendenza, devono svolgere la loro parte senza tentennamenti. Da parte della mia associazione, per quello che è il nostro ruolo e nei suoi limiti, vigileremo e appoggeremo le istituzioni nel loro compito di garanti dell'idonea conservazione di questo bene, che rappresenta uno dei massimi vertici della nostra cultura architettonica nel campo della tipologia delle ville. E con il termine "nostra" non mi riferisco solo all'ambito lucchese» Per il presidente di Italia Nostra non dovrebbero in ogni caso esserci rischi per il manufatto della villa vera e propria, ma non ha altrettante certezze per gran parte di tutto il resto: gli annessi, le scuderie, vaste parti non centrali del giardino. «Ad esempio, se la nuova proprietà intende impiantare nel complesso un'attività turistico-ricettiva di lusso - sostiene Mannocci - certamente non sarà permesso fare uno spezzatino di camere e suites all'interno della villa. Ma l'operazione potrebbe essere dirottata sugli edifici annessi. Qui si può stravolgere tutto l'equilibrio del complesso con camere, piscine, parcheggi, ristoranti e servizi vari. Dipende anche dalla scala di quello che si intende fare. Tutto il complesso della villa e del parco interno alla chiusa ha il vincolo di bene culturale e questo deve essere tutelato nella sua interezza. «I pericoli sono in primo luogo nella compatibilità funzionale di ciò che si vuol fare con i caratteri ambientali e strutturali del complesso che devono rimanere pienamente leggibili; ma anche, in secondo luogo, nella qualità di quello che sarà l'intervento di recupero o ristrutturazione, sia a livello di progetto che di qualificazione della mano d'opera che lo eseguirà». Per il presidente di Italia Nostra ci sono precedenti che non rincuorano: «Ricordo il caso di alcuni complessi, seppur non importanti come Villa Mansi: Villa Pellicciaia, a Lucca su viale Luporini, è stata addirittura abbattuta. Ricordo poi Matraia, Saltocchio. E che dire dell'antico annesso agricolo di Villa Minutoli a Vorno (anche qui dopo il passaggio di proprietà) di cui recentemente è stato autorizzato il totale abbattimento con la ricostruzione di nuovi volumi con struttura in cemento armato? Spero che gli occhi puntanti su Villa Mansi aiutino, e che Soprintendenza e Comune sappiano essere sufficientemente forti e sappiano interpretare in modo puntuale tutte le norme statali e comunali vigenti. Per Villa Mansi può esserci anche un'altra prospettiva, almeno in teoria: può anche essere che gli attuali acquirenti non intendano intervenire, ma abbiano intenzione di vendere a loro volta. La lievitazione dei prezzi nell'investimento aumenterebbe esponenzialmente i rischi nell'utilizzo finale. Ho letto anche che l'amministrazione comunale di Capannori avrebbe ventilato la possibilità di acquisizione pubblica facendo valere il diritto di prelazione. Il valore del complesso avrebbe giustificato un'azione del genere. Peccato che la notizia della messa in vendita e la volontà di qualche ente pubblico di procedere in questo senso non abbiano trovato il rilievo dovuto per tempo, così da creare un'opinione pubblica che avrebbe premuto per il buon esito di una "cordata" in grado di rispondere economicamente a questa intenzione». A.B.
SEGROMIGNO. Italia Nostra vigila sul destino di Villa Mansi
Roberto Mannocci, presidente della sezione lucchese di Italia Nostra, esprime preoccupazioni per la vendita di Villa Mansi a causa della possibile speculazione. La villa e il suo complesso rappresentano un patrimonio storico e culturale importante e Mannocci teme che gli acquirenti non intendano intervenire con interventi di recupero o ristrutturazione che potrebbero alterare la sua essenza. Inoltre, Mannocci preoccupa che gli annessi, come le scuderie e il giardino, possano essere utilizzati per attività commerciali o turistiche di lusso, che potrebbero alterare l'equilibrio del complesso.
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