Servono iniziative sinergiche per far crescere il flusso dei visitatori anche nell'interesse del commercio cittadino Se enti e istituzioni prendono coscienza dell'enorme risorsa rappresentata dalle ville storiche e, in sinergia, studiano e concretizzano iniziative che aumentino il flusso di visitatori, il turismo e le attività connesse, oltre ai proprietari delle dimore, trarranno nuova linfa vitale. Altrimenti sarà sempre più difficile per le famiglie che da secoli risiedono negli stupendi complessi immersi nel verde delle colline resistere alle offerte dei nuovi ricchi. Il quadro che emerge in questi giorni, anche alla luce della recente vendita di Villa Mansi per la quale nessun ente pubblico ha esercitato il diritto di prelazione, è confermato da Federico Grabau, uno dei più attivi soci dell'Associazione Dimore Storiche Italiane e della locale associazione dei prorietari di ville. Per stare dietro alla residenza Grabau e al suo grande parco sulle pendici di S. Pancrazio, subito a ridosso di Villa Reale, Grabau ha lasciato il suo lavoro in una banca svizzera e da tempo si dedica anima e corpo alla gestione e alla manutenzione del bene, che la sua famiglia possiede da 150 anni. «È un'occupazione totalizzante - spiega - si vive per mantenere la villa e tutto quello che si ricava dalle attività è completamente riassorbito dalla dimora. In residenze di questo genere ogni piccolo problema diventa enorme. Noi abbiamo avuto guai con le condutture idriche, l'energia elettrica, la trentina di piante secolari abbattute da una bufera di vento che hanno anche in parte distrutto un muro del teatrino. E potrei continuare. I costi dell'ordinaria manutenzione e di ogni intervento sono ingenti, non mi stupisco che alla fine ci sia chi getta la spugna e vende al miglior offerente». Ma non avete incentivi e rimborsi dallo Stato? «Le pratiche per ottenerli sono lunghissime e spesso non portano grandi risultati. Bisogna passare dagli uffici della Soprintendenza e la questione finisce a Roma. Poi se ne perdono le tracce per lungo tempo. Si creano situazioni di diversa interpretazione e gestione delle pratiche tra il centro e la periferia e alla fine a pagare siamo quasi sempre noi proprietari. Anche perché ci stanchiamo della trafila e delle masse enormi di documenti che ci vengono richiesti di continuo». Aprire la villa al pubblico e sfruttarla diventa quindi una necessità. «In genere è una strada obbligata, anche perché il tempo che la dimora richiede per la cura impedisce di avere altre attività. Ma gli introiti che possono arrivare, nella media, dalle visite a pagamento, dai matrimoni nella limonaia, dagli eventi e dagli affitti delle pertinenze non consentono guadagni. Tanto entra e tanto esce per mantenere la proprietà. Ci sono i costi delle ditte che curano il verde, di quelle che fanno restauri, del personale della biglietteria, di quello delle pulizie; senza contare tasse e bollette e, soprattutto, interventi di restauro. Io stesso faccio di tutto, compreso il taglio dell'erba nel parco». Ma se questi problemi sono, come è verosimile, gli stessi per tutti i proprietari, come mai non riuscite a organizzarvi per ottenere maggiore considerazione da enti locali e istituzioni? «Un po' dipende anche dalla nostra mentalità. Abbiamo una nostra associazione locale, ma non è facile superare i particolarismi. Bisognerebbe che tutti fossimo convinti della assoluta necessità di concertare iniziative di tutela, valorizzazione e promozione. Vede, noi non possiamo avere il peso politico dei commercianti del centro storico che riescono ad ottenere grande attenzione dal Comune, dalla Camera di Commercio, da Itinera e dall'Apt. Ma se fossimo tutti concordi dovremmo riuscire a far capire quanto interesse abbiano anche i commercianti di Lucca a far arrivare flussi più consistenti in visita alle ville. E di conseguenza quanto utile e opportuno sia anche per le amministrazioni locali sostenere i nostri sforzi e i nostri progetti. Per la verità il sindaco Del Ghingaro per noi proprietari del Capannorese mostra grande attenzione e presenza. Ma il suo impegno non può essere sufficiente». Il nostro giornale da tempo sprona Provincia, Comuni, Apt, Itinera, Camera di Commercio a creare pacchetti che puntino anche sul fascino delle ville per incrementare il turismo di qualità e garantire permanenze più lunghe. In particolare si è parlato di istituire un biglietto unico per i musei, da agganciare anche alla visita nelle dimore, e della creazione di servizi navetta per turisti e gruppi ospiti della città. In questi giorni abbiamo anche sottolineato la necessità di un progetto "Lucca città del verde" che preveda, nei mesi morti che precedono la Pasqua, eventi e iniziative capaci di sfruttare in sinergia la Mostra delle Camelie, Verdemura, la Mostra delle Azalee e quella di S. Zita, unendole a visite all'Orto Botanico e alle ville storiche. Ritiene che un piano del genere sia attuabile? «Ce ne sarebbe una gran necessità. Anche perché il flusso dei visitatori si concentra soprattutto nei mesi si maggio e giugno. Poi rallenta in estate e riprende a settembre. Ma da novembre a Pasqua non vediamo quasi nessuno. Sì, l'idea del biglietto unico, del pacchetto che include le visite alle ville e il piano sinergico per fare di Lucca la città del verde coinvolgendo anche le nostre dimore ci darebbero senz'altro respiro. Ma credo che per ottenere questi risultati bisognerebbe uscire dalla logica del localismo e del particolarismo. Ci vorrebbe un soggetto pubblico, con la presenza però dei privati e della loro diretta esperienza, capace di coordinare le varie manifestazioni e la promozione necessaria per far affermare le ville sempre di più. Oggi dobbiamo accontentarci dei turisti che ci scoprono su Internet o che chiedono di noi negli uffici Apt e di Itinera. Ma un sistema del genere non può garantire risorse tali da scongiurare che, prima o poi, chi riceve offerte adeguate venda la dimora di famiglia». Suo figlio farà il curatore di Villa Grabau, come lei? «Non lo so. Per ora vive a Ginevra, dove studia. Vedremo».