Non si tratta di un semplice elenco né di un breviario per addetti ai lavori: I Beni culturali ed ambientali in Sicilia, in Italia e in Europa, curato da Piero Di Giovanni e pubblicato da Anteprima per la Regione siciliana, è un approfondito studio sulle ricchezze isolane, partendo dal concetto che ciò che è bello, va conservato e preservato. Diviso in tre parti - la storia della Sicilia, la legislazione sui Beni culturali e l'elenco di musei, biblioteche e siti archeologici - il volume è stato presentato ieri dal suo curatore e dall'assessore Fabio Granata. «La Sicilia è una terra passata attraverso almeno quattro fasi storiche - interviene Piero Di Giovanni, docente di Storia della filosofia alla facoltà di Scienze della formazione dell'università di Palermo - dall'era greco-romana alla colonizzazione arabo normanna, a quella spagnola al periodo liberty. Parlare di beni culturali oggi vuoi dire rintracciare quei percorsi e giacimenti culturali checaratteriz.zano la storia dell'isola. E scoprire che la Sicilia, all'avanguardia sul panorama europeo, è stata la prima a dotarsi di una legislazione adeguata che salvaguarda i beni. La legge 8077, al di là di ogni colore politico, è tra le migliori d'Europa». Merito del libro, anche la distinzione tra aree e parchi archeologici, il cui elenco si unisce anche a quello di musei e biblioteche, magari non esaustivo ma prezioso, diviso com'è tra le diverse province. «È importante approfondire la valenza didattica del libro - spiega a sua volta l'assessore regionale ai Beni culturali, Fabio Granata-, ma senza esagerare Infatti non è un volume soltanlo per addetti ai lavori o per l'ambiente universitario, è rivolto ai giovani per istruirli su un tema che è al centro dell'attenzione. Bisogna valorizzare i beni culturali, conoscerli e renderli fruibili, riannodando quel filo che ci collega alla storia. La Regione Sicilia, unica in Italia, ha piena autonomia in materia, in tema di tutela, custodia e ricerca. Non solo, nella Finanziaria 2004 una nuova norma ci permetterà di snellire i tempi nell'approvazione delle leggi che riguardano i beni culturali». Che non sono più un fatto elitario. «Perché soltanto le guide turistiche con patentino possono condurre la visita ad un sito archeologico? Anche uno studioso o un archeologo devono poterlo fare. Smettiamola con i modelli autoreferenziali, la cultura è un fatto pubblico».