L'ecomostro si è risvegliato e ha ruggito così forte da far tremare Bari ancora una volta. A quasi tre anni dall'aprile del 2006, quando una parte di Punta Perotti fu fatta implodere a colpi di dinamite, la "saracinesca" a 13 piani che chiudeva l'orizzonte sul mare a sud di Bari torna a far parlare di sé. Lì dove adesso sorge un tranquillo parco cittadino, è arrivata la mannaia della Corte europea per i diritti dell'uomo. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato italiano dovrà risarcire i costruttori di Punta Perotti perché la confisca dei suoli su cui sorgevano le palazzine ha violato l'art. 7 della Convenzione: l'atto non è compatibile con il fatto che la magistratura italiana abbia riconosciuto l'assenza di reato. L'ecomostro fu abbattuto dal Comune nonostante l'assoluzione definitiva degli imputati per aver edificato con tutte le autorizzazioni necessarìe. Non solo: la confisca viola il diritto alla protezione della proprietà privata. In pratica il Comune dì Bari, che ha concesso tutti i permessi per poter costruire, non può beneficiare dei beni che poi vengono confiscati. Per questo motivo le società pro-prietarie dei terreni - la Sud Fondi (gruppo Matarrese), Mabar (gruppo Andidero) e Iema (Quistelli) - avevano fatto ricorso alla Corte chiedendo la condanna dello Stato e la restituzione dei suoli oppure una equa liquidazione anche per i danni morali subiti. L'ammontare della richiesta è 350milioni di euro ma i giudici europei per il momento hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro per ciascuno.
PUGLIA - Abbattimento di Punta Perotti: Strasburgo condanna l'Italia
La Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire i costruttori di Punta Perotti per la confisca dei suoli su cui sorgevano le palazzine. La confisca viola il diritto alla protezione della proprietà privata e il Comune di Bari non può beneficiare dei beni confiscati. Le società pro-prietarie dei terreni hanno richiesto un indennizzo pari a 350 milioni di euro, ma i giudici europei hanno riconosciuto un indennizzo pari a 40.000 euro per ciascuno. La decisione è stata presa quasi tre anni dopo l'aprile del 2006, quando una parte di Punta Perotti fu fatta implodere a colpi di dinamite.
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