La confisca dei terreni di Punta Perotti era illegittima e ha violato la Convenzione europea per i diritti dell'uomo e il diritto di proprietà. Risultato: alla fine il conto del risarcimento graverà sulle casse dello Stato. È quanto ha deciso la Corte di Strasburgo, che ieri si è pronunciata sul ricorso presentato dalle tre imprese costruttrici: Sud Fondi (gruppo Matarrese), lema e Mabar. Le società hanno chiesto anche un sostanzioso indennizzo, in tutto qualcosa come 350 milioni di euro, ma su questo punto i giudici hanno solo accordato 40mila euro per ciascuna ditta riservandosi di quantificare il danno materiale e invitando il governo italiano a trovare un accordo con i ricorrenti entro sei mesi. Insomma, la battaglia giudiziaria non è chiusa. E così, a quasi tre anni di distanza, sul lungomare di Bari riaffiora lo spettro di Punta Perotti, trecentomila metri cubi di cemento distribuiti in tre palazzoni da tredici piani lungo il litorale sud della città; una vicenda infinita, una storia dì leggi e cavilli scandita e condita da proclami e slogan, uno scontro che si è consumato tra l'aula del consiglio comunale e le aule di Tribunale. Fino a quando la Cassazione, il 29 gennaio del 2001, confermò la sentenza di primo grado e assolse i costruttori ordinando però la confisca degli immobili e la loro acquisizione al patrimonio del Comune di Bari. Ma il caso di Punta Perotti è anche politico. E dopo il verdetto di Strasburgo, sul sindaco Michele Emiliano, segretario regionale del Partito democratico, si addensano le critiche dell'opposizione che teme un'azione di rivalsa da parte del governo nei confronti dell'amministrazione cittadina e gli rinfaccia la demolizione cominciata il 2 aprile del 2006, quando in una mattinata di sole l'ecomostro fu buttato giù col tritolo. Secondo i giudici di Strasburgo, però, lo Stato italiano ha violato l'articolo 7 della Convenzione perché non può essere inflitta una pena se quest'ultima non è prevista dalla legge; inoltre l'Italia è stata condannata anche per la violazione del diritto alla proprietà privata in quanto la confisca ha costituito un'ingerenza togliendo ai ricorrenti un legittimo benefìcio. I giudici non usano mezzi termini: scagionano i costruttori e definiscono «paradossale» il fatto che«il Comune di Bari - responsabile di aver assegnato i permessi di edificazione illegali - sia lo stesso organismo che ora è divenuto proprietario dei beni confiscati». La sentenza sarà definitiva fra tre mesi. Nel frattempo, il sindaco rassicura: «Bari e i baresi non pagheranno mai nulla», assicura. Per poi aprire ai costruttori: «Sono sempre stato disponibile a spostare i volumi edifìcabili su altre aree indicate dalle aziende, questa disponibilità resta».