CARRARA. E ora, per far quadrare i conti il Comune mette in vendita i suoi gioielli: palazzi storici, fondi ma anche scuole inutilizzate nei paesi a monte. Nell'elenco ci sono anche il mercato coperto di Marina, il chiosco di piazza d'Armi e il fabbricato di Anderlino. Una maxi operazione immobiliare con un duplice obiettivo: da una parte riqualificare edifici, spesso in pieno centro, che oggi sono in uno stato di degrado o quasi abbandono attraverso un'opera di restyling a spese dei privati. Dall'altra portare nuova linfa nelle casse comunali alle prese con uno squilibrio di bilancio, di 2 milioni e mezzo. E il ricavato delle vendite patrimoniali potrebbe essere impiegato proprio per ultimare la strada dei marmi. Una cosa è certa le cifre sono grosse: basti pensare che solo uno dei beni alienabili, il palazzo dei partiti in via Loris Giorgi, è valutato 1 milione e 900mila euro. Ma - e questo è bene precisarlo - il ricavato dalle vendite immobiliari non potrà essere utilizzato per appianare i conti in rosso fra le uscite e le entrate correnti: le dimissioni, infatti, possono essere impiegate solo per nuovi investimenti e per pagare i mutui. Ma - e questo l'aspetto positivo - proprio nella categoria degli investimenti potrebbe essere inserita l'ultimazione della via dei marmi. Insomma per il Comune quello dei beni alienabili potrebbe rivelarsi davvero un bell'affare. Ma non solo per quel che riguarda l'aspetto economico. «L'indirizzo politico - precisa l'assessore all'urbanistica Andrea Vannucci che proprio oggi, insieme alla commissione consiliare di riferimento passerà in rassegna l'elenco del patrimonio immobiliare alienabile - è quello di dimettere i beni non strategici per il Comune e arrivare a una complessiva riqualificazione urbana». «In questo momento - continua Vannucci - l'amministrazione non ha le risorse per ristrutturare edifici importanti, come ad esempio quello dei partiti in via Loris Giorgi (dove molti degli inquilini sono morosi). Mettendo questi edifici sul mercato si potrà restitutirli alla città nella loro qualità edilzia e quindi riqualificare lo stesso tessuto urbano». La linea è quindi quella di mettere in vendita solo gli edifici in stato di degrado o non utilizzati: ad esempio nell'elenco del patrimonio immobiliare del Comune ci sono spazi destinati alla socialità o al punto di incontro per gli anziani (ad esempio il centro della Lungola) che l'amministrazione non ha certo intenzione di vendere.