Lo dice la Cassazione: una legge regionale (ahi, ahi) "oscura e scritta male", che per le sue interferenze con la legge statale ha prodotto una giurisprudenza contraddittoria; amministratori comunali che autorizzano la lottizzazione e assicurano i ricorrenti della sua regolarità; responsabili della tutela dellambiente, la Sovrintendenza, rimasti inerti. Un quadro legislativo così carente di chiarezza non permette agli accusati di conoscere il senso e la portata della legge penale. Essi sono caduti in errore inevitabile. Lo dice la Cassazione, ripete la Corte. E certo è così. Anche se, in un punto della motivazione, la Cassazione non esclude la consapevolezza dei costruttori, siccome esperti della legislazione urbanistica, assolti in fondo solo perchè la prova a livello penale non è piena. Ma a livello civile si può tornare sulla questione. Così come lo Stato, condannato a pagare, potrebbe rivalersi in qualche misura su amministratori comunali, funzionari statali, nonchè la stessa Regione: tutti chiamati a responsabilità da Strasburgo. Per il resto cè solo da prendere atto che la legislazione demergenza non trova sponde al di là delle Alpi. Che la nostra sia (fosse) una legge draconiana è difficilmente contestabile. È stata fatta per combattere un abusivismo edilizio dilagante come, forse, in nessunaltra parte dEuropa. Forzando il principio di stretta legalità. In nome dellopposto principio summum ius summa iniuria. Per il quale sera mobilitata la popolazione barese. E lopinione pubblica nazionale, governanti compresi. Tutti per la demolizione dellecomostro. Che, in definitiva, la Corte di Strasburgo non boccia senzappello. Beninteso, conseguentemente al giudizio di mancanza di base legale giudica la confisca invasiva anche della proprietà dei terreni. E non manca di ritenere "paradossale" che il Comune di Bari, responsabile della concessione illegale, sia poi divenuto proprietario dei beni confiscati. Ma in sostanza condanna la sproporzione della confisca, giacchè l85 dei terreni non era costruito. Sarebbe stato "ampiamente sufficiente prevedere la demolizione delle opere abusive e dichiarare linefficacia del progetto di lottizzazione". Può essere questa la base delleventuale accordo, suggerita dalla Corte tra le righe? Di una conciliazione si parlò per molto tempo. Lidea fu accarezzata anche da diversi amministratori comunali, compreso il sindaco Emiliano. Non se ne fece nulla perché la condizione posta dai costruttori era la conservazione dei manufatti. Mentre il giudice dellesecuzione (e lo stesso legale nominato apposta dal sindaco Di Cagno Abbrescia, il prof. Amodio) stabiliva che la sentenza ne "comporta la necessaria demolizione". Non a caso questo giornale, sempre in prima fila nel chiedere il rispetto delle sentenze, invitò i costruttori a "demolire a proprie spese lecomostro pur senza rinunciare allazione civile di danno": che si può sempre conciliare. Una possibile base Strasburgo la offre.
PUGLIA - Si tratti su Punta perotti ma fu giusto demolirla
La Cassazione ha dichiarato che una legge regionale "oscura e scritta male" ha prodotto una giurisprudenza contraddittoria. L'amministrazione comunale ha autorizzato la lottizzazione e assicurato la regolarità, ma la Sovrintendenza per la tutela dell'ambiente è rimasta inerta. La Corte ha condannato gli accusati per la mancanza di base legale, ma ha anche ritenuto "paradossale" che il Comune di Bari sia diventato proprietario dei beni confiscati. La Corte ha condannato la sproporzione della confisca, affermando che sarebbe stato sufficiente prevedere la demolizione delle opere abusive e dichiarare l'efficacia del progetto di lottizzazione.
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