I reperti sottratti a Monopoli, Molfetta e Conversano scoperti da Fbi e carabinieri Un container carico di preziose pergamene nei prossimi giorni attraverserà gli Stati Uniti dAmerica per approdare a Bari, ultima destinazione di un bagaglio che da troppo tempo è lontano da casa. È il risultato del lavoro dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari, che al termine di lunghe e difficili indagini hanno recuperato un importante carico di beni archivistici, rubati nel dopoguerra in diversi centri della provincia di Bari: tra gli altri, nelle chiese di Conversano, Monopoli e Molfetta. Il pregiato materiale, tra cui anche pergamene del '400 e '500, è stato infine ritrovato nelle abitazioni di privati, italiani trasferitisi in America proprio in quel periodo. Gli accertamenti dei carabinieri specializzati, diretti dal capitano Gianluca Ferrari, sono stati particolarmente complessi e per arrivare al recupero del bottino sono state necessarie numerose rogatorie. Gli investigatori, coordinati dalla procura di Bari, hanno preso anche contatti con lAct, acronimo per Art crime team, il gruppo specializzato dellFbi, che si occupa proprio di reati a sfondo artistico. Il gruppo, che ha il suo quartier generale a Washington, è nato nel 2004 ed è composto da 13 esperti, ognuno dei quali si occupa di unarea geografica del mondo e ha competenze specifiche sui vari temi. Bari e Washington, quindi, hanno lavorato fianco a fianco per recuperare i beni portati fuori dallItalia con modalità che stanno ancora accertando. Il prezioso container, secondo le previsioni, arriverà a Bari scortato dal direttore generale dellintelligence americana, Robert Mueller III, nominato da Bush il 4 settembre 2001. Ma gli Usa sono solo una delle destinazioni che i tesori di Puglia raggiungono, come dimostrano le altre propaggini della stessa inchiesta madre. Uno di quei fascicoli ha portato qualche mese fa i carabinieri e il pm Roberto Rossi a Parigi, e in particolare in due gallerie darte, di cui una proprio sulla Senna. Era in quei due atelier che venivano rivenduti i reperti trafugati dai tombaroli nelle aree archeologiche della Puglia. Reperti molto richiesti, più ricercati di quelli orientali, anfore, crateri e monete, risalenti al IV e V secolo avanti Cristo, al centro di un vero e proprio traffico internazionale, sul quale la procura di Bari e la magistratura parigina hanno fatto luce. E, anche in questo caso come è avvenuto per lAmerica, punto di contatto tra i tombaroli pugliesi che scavavano e portavano via gli oggetti e i proprietari delle gallerie francesi che poi li rivendevano, erano due cittadini italofrancesi. Sulla carta muratori, originari della nostra regione, molti anni fa emigrati a Parigi, erano in realtà coloro che ricettavano i reperti, piazzandoli sul mercato estero. Sul catalogo dellente francese, simile al banco dei pegni italiano, cerano le riproduzioni di beni archeologici provenienti dal sud Italia e che, invece, sulla carta erano indicati come i pezzi di una collezione familiare. Le perquisizioni, eseguite a Parigi, Digione e Nizza avevano quindi permesso di recuperare numerosi reperti, come dodici crateri apuli in ceramica, unanfora o sedici monete di epoca romana, per un valore complessivo di due milioni di euro. Il traffico, è stato accertato, è stato continuo e proficuo per almeno quindici anni, prima che venisse scoperto e brutalmente interrotto dai carabinieri esperti darte.