Montate in tutta fretta le tre tensostrutture, i volontari soli nella notte Nelle tende del soccorso "Speriamo venga qualcuno" Thermos e aria calda, ma niente brandine I thermos? «Arrivano, arrivano». Le nove della sera, da tre ore i cinque volontari della Protezione civile sono alle prese con generatori, torre-faro, tubi, panche, moquette e cassette degli attrezzi. Pazienza se la grande tenda da trenta metri di lunghezza è stata ridotta in due tendine dove a stento entrano due tavoloni. Pazienza pure se metà della giornata è andata via in discussioni con la Sovrintendenza ai beni culturali, perché il tendone sotto allArco della Pace, ingabbiato da un groviglio di tubi Innocenti e passerelle, proprio non lo si può piazzare, perché deturpa. E infine pazienza se i "punti caldi" decisi dallassessorato alle Politiche sociali sono finiti confinati in fondo a Piazza Sempione, a ridosso della cancellata verde del parco, lontano dai locali, dai piattini di olive ascolane, dai daiquiri frozen. «Ma qui cè movimento di senza tetto? No, perché se radio-scarpa-e-tacco funziona, la notizia almeno passa, sennò». No, non pare, a giudicare dallunico fagotto di stracci (vuoto, il proprietario era ancora in giro) sotto i cancelli serrati di uno dei caselli daziari. Non cè proprio movimento in assoluto, se si eccettua qualche runner paonazzo per la temperatura e lo sforzo e un paio di sciure con il cane. Chi decide, chi ha la mappa dei clochard sotto mano, avrà certamente altre informazioni. Di certo non lo possono dire i cinque in tuta giallo fosforescente, che eseguono e montano e aspettano che da via Barzaghi arrivino i contenitori di tè e caffè da cinque litri. «Ma non ci sono nemmeno i bagni chimici?», chiede il gestore del chiosco accanto, dopo aver abbassato la saracinesca. «Almeno un bagno Se uno ha bisogno che fa? Dove la fa?». Il volontario allarga le braccia e spiega: «Questo è solo un punto ristoro. Se vuoi prendi qualcosa di caldo, ti siedi, ti fermi e nientaltro. Non ci hanno fatto portare nemmeno le brandine, e ne abbiamo a centinaia alla sede. Non ingombrano nulla, le chiudi e sembrano una valigetta: ma se qualcuno si sentisse male dove lo metti? Una volta, quando via Barzaghi era aperta, la notte ospitavamo centoventi senzatetto, e cinquanta erano donne. E venivano, altro che. Poi siamo rimasti aperti solo la domenica, ora nulla». Il generatore daria calda è quasi pronto. Altrove, alla Stazione Centrale, di fronte al Gallia, i primi curiosi affacciano il naso nelle tende. Al Cimitero Monumentale, la Croce Rossa è presente in forze, snocciola i numeri del suo insediamento (tensostruttura da sei metri per sei e trenta posti) e del suo impegno complessivo (già distribuiti 1.500 chili di cibarie, 3mila litri di tè, 500 tra sacchi a pelo e coperte), senza sapere se servirà davvero a qualcuno: «In molti non si fanno avvicinare - spiegano - contiamo sul passaparola». Sotto lArco, nulla. A parte un paio di Blue Berets mandati di pattuglia, e il vicecomandante dei vigili Tullio Mastrangelo che arriva a salutare e se ne va. Sulle panche, cinque per tenda, siedono un paio di volontari. «Ché almeno si sta meglio che fuori». Ne devono restare tre per la notte, fino alle sei. «Almeno il tè, nel thermos, resta caldo per dodici ore». Almeno quello.