Il terzo settore dà lavoro a oltre 200mila persone Barberis: sono numeri importanti per la nostra realtà socio economica, segno di una certa vivacità Esiste uneconomia silenziosa, a volte invisibile, che invece produce. Lo fa offrendo assistenza ai malati e ai bisognosi, dando aiuto agli ex detenuti, organizzando eventi culturali. Sempre con le stesse parole dordine: non profit. È il cosiddetto terzo settore, che si chiama così perché si colloca tra lo stato e il mercato. In Piemonte vale oltre tre miliardi, due miliardi nella sola provincia di Torino. In questultima hanno sede 8.300 organizzazioni, che si avvalgono di 200 mila persone, il 90 per cento delle quali offre la propria opera gratuitamente. Basta un calcolo elementare per capire che un torinese su dieci è coinvolto in progetti di volontariato. Sono i dati dellOsservatorio sulleconomia civile, costituito nel 2006 dalla Camera di commercio di Torino, che per la prima volta ha analizzato il mondo non profit torinese. Una realtà fatta di 1.178 organizzazioni di volontariato, con due associazioni su tre che si occupano di assistenza socio sanitaria. Ma anche di 202 cooperative sociali, che tra le altre cose hanno permesso linserimento di 1.739 lavoratori svantaggiati, come disabili fisici e psichici, ex detenuti, tossicodipendenti. Il loro fatturato complessivo sfiora i 290 milioni: significa che ciascuna cooperativa ha un giro daffari medio di 1,4 milioni, cioè non ha niente da invidiare a una piccola impresa. E poi ci sono le 191 fondazioni, tra cui figurano sia quelle che erogano denaro, e quindi di origine bancaria, che quelle operative: in totale dispongono di un patrimonio di 8,7 miliardi. «Sono numeri importanti per la nostra realtà socio economica - spiega il presidente della Camera di commercio di Torino, Alessandro Barberis - . Torino e la sua provincia si dimostrano territori vivaci, in cui è presente un notevole impegno civico. Il settore ha raggiunto ormai una consistenza di grande rilievo». Uneconomia ombra, che fornisce servizi e che non produce beni tangibili ma "relazionali". A beneficiarne sono in tanti: anziani, disabili, famiglie in difficoltà, minori, immigrati. Ora, però, dovrà vedersela con il cattivo momento economico. Leffetto, come evidenzia il presidente dellOsservatorio Aldo Romagnolli, sarà duplice: «La crisi porterà a un aumento delle patologie sociali e il mondo delleconomia civile sarà molto prezioso, perché potrà dare delle risposte a questi nuovi problemi. Daltra parte, però, avremo a che fare con una riduzione delle erogazioni e delle risorse a disposizione». Insomma, là dove non arriverà lo Stato potrebbero arrivare le associazioni non profit, che giocheranno un ruolo chiave grazie alla loro capacità di essere degli ammortizzatori sociali non convenzionali. Tuttavia, molto dipenderà dai soldi che verranno destinati a questo tipo di attività, dal settore pubblico e da quello privato. Comunque Romagnolli, che è anche presidente di Confcooperative Torino, ha già unidea per potenziare il terzo settore torinese: «LOsservatorio lancerà la proposta di un Polo di innovazione, un vero e proprio incubatore di progetti sociali, con la partecipazione delle istituzioni, delle imprese e del mondo universitario e della ricerca». Uno strumento che, dice il numero uno dellOsservatorio, servirà «per il miglioramento della qualità e della trasparenza organizzazioni delleconomia civile e per lo sviluppo di collaborazioni con la pubblica amministrazione e il mondo delleconomia tradizionale».