Intervista a Silva Il presidente (indagato) della Metropolitana: «Il patto di finire i lavori per il 2011 potrebbe saltare» «Se ci lasceranno lavorare riusciremo a rispettare l'impegno di arrivare entro il 2011 a piazza Garibaldi con il treno della Metropolitana, ma da un po' di tempo gli imprevisti si succedono. Ed ogni intoppo, in un cammino come il nostro, comporta ritardi che poi è arduo recuperare L'ingegnere Giannegidio Silva, presidente della Metropolitana di Napoli, rigira tra le mani l'ordinanza e non sa darsi pace. Anche perchè nel provvedimento è scritto testualmente che «...allo stato attuale non esistono pericoli immediati per la pubblica e privata incolumità ». Roba da matti gli verrebbe da dire, ma se ne astiene. Il Presidente ha la faccia stanca perchè ha appena concluso una riunione con il collegio di difesa («Vogliamo presentare subito le nostre controdeduzioni per convincere il giudice e ottenere il dissequestro dei due cantieri») ma non si dà per vinto. Silva, un milanese ormai napoletanizzato, è uno dei quattro inquisiti, ma tiene ad affermare che «non è questo che mi preoccupa ». E allora cosa le procura ansia? «Vogliamo rassicurare la città che dai lavori che abbiamo in corso non deriva alcun pericolo. E che ci muoviamo nella più rigorosa osservanza delle regole dell'arte, senza danneggiare la statica dei fabbricati. Ma tutto questo evidentemente non basta se è vero, com'è vero, che ci è stato sequestrato anche il giunto che è la linea di confine tra i due fabbricati interessati dalle fessurazioni. E' la prima volta che sento una cosa del genere». Cosa significa? «Non possiamo combattere contro tutti, perfino con le istituzioni che dovrebbero darci una mano a finire in tempo i lavori. Anche per liberare la città dall'assedio. Lottiamo, invece, per non offendere le memorie della città antica e questo è giusto e sacrosanto, ma un mese fa abbiamo subito un sequestro cautelativo del cantiere Duomo perchè l'acqua proveniente dalla falda acquifera è stata considerata acqua reflua da produzione industriale. L'accusa non reggeva e abbiamo ottenuto il dissequestro, ma per sette giorni siamo rimasti fermi e il danno è stato notevole. Anche perchè nei cantieri bloccati sono impegnate duecento persone che ora non sanno a quale santo votarsi. Alle volte, quando lo sconforto prevale, viene da dubitare che i napoletani la vogliono davvero la Metropolitana». La denuncia, in questo caso, è stata firmata, circa un anno fa, da un privato che segnalò la presenza di profonde «fessurazioni» - si chiamano così - nel suo fabbricato in via Melisurgo e in un altro quasi attaccato in piazza Francese, provocate, naturalmente, dai lavori nei cantieri di piazza Municipio e di Università- piazza Bovio collegati da una galleria che pure è stata sequestrata. Il nesso tra «fessurazioni» e lavori è caduto in sede civile, ma è stato riproposto presso il giudice penale che ieri ha assunto il clamoroso provvedimento. Quando siete stati informati? «Qualche ora fa, è stato il classico fulmine a ciel sereno. Anche perchè, come ci hanno appena spiegato i legali, i lavori di scavo e di rivestimento sono finiti già da sei mesi e stiamo procedendo alla impermeabilizzazione. Bloccarci adesso potrebbe rappresentare un pericolo perchè il lavoro in corso serve anche a fermare eventuali drenaggi che potrebbero abbassare la falda acquifera. La decisione, quindi, è difficile da accettare proprio sul piano tecnico». Direte questo ai magistrati? «Diremo che tutto si può fare, tranne fermarci. In questa fase, ripeto, le istituzioni dovrebbero chiederci di correre per mettere in sicurezza tutta l'opera e, invece, siamo qui a difenderci. La sorpresa, tra l'altro, è motivata anche dalla consapevolezza che la nostra opera è tra le più monitorate d'Europa». Cioè? «Ogni sei mesi siamo tenuti a presentare una dettagliata informativa al Ministro dell'Interno e noi assolviamo all'obbligo con minuziosa fedeltà perchè è importante documentare la correttezza del procedimento tecnico. Che, del resto, ci è stato riconosciuto dalle relazioni degli ispettori che ogni mese visitano i cantieri». Il danno economico, ora. E' possibile quantificarlo? «No, e non ci intererssa farlo perchè in questa fase il nostro obiettivo è riprendere a lavorare subito. L'unico dato riguarda il fatturato mensile dei cantieri è di circa venti milioni di euro. E che i cantieri colpiti dal sequestro, quelli di piazza Municipio e di piazza Bovio, sono i più importanti della tratta Dante-Garibaldi che comprende anche le stazioni di Toledo, Duomo e Garibaldi». Avete l'obbligo contrattuale di completare tutte le stazioni entro il 2011. A questa velocità sarà impossibile, almeno questa è la convinzione generale. «Non è vero, ce la faremo. Se non incontreremo altri ostacoli».