-------------------------------------------------------------- «Il Comune non dovrà risarcire alcunché, ma è pronto a trovare un accordo con i costruttori». Michele Emiliano non cambia opinione. La sentenza della Corte europea dei diritti delluomo rafforza quanto il primo cittadino aveva anticipato sabato scorso. «Il Comune - insiste il sindaco - non centra nulla con tale giudizio, non è stato nemmeno processato e pertanto non può essere condannato ad alcun risarcimento. Bari ed i baresi non pagheranno mai un centesimo per labbattimento di Punta Perotti, perché avvenuto per ordine del giudice e nel pieno rispetto della legalità. Ad essere stato condannato è lo Stato italiano, non certo per labbattimento, ma per aver confiscato nel 2001 larea dove sorgeva la lottizzazione di Punta Perotti». Emiliano non è sorpreso dalla decisione della Corte di Strasburgo. «Considero giusta questa sentenza - dice - Lo avevo detto allo stesso presidente Berlusconi in diretta televisiva durante la scorsa inaugurazione della Fiera del Levante. A seguito di tale confisca nel 2001 il Comune di Bari è diventato più ricco per un valore pari a circa 250 milioni di euro senza alcuna causa. È per questo che sono sempre stato disponibile a spostare i volumi edificabili sullarea di Punta Perotti su altre aree indicate dalle aziende che avevano subito la confisca del terreno. Questa disponibilità resta ferma». A Palazzo di Città sottolineano che la sentenza di condanna riguarda solo la confisca, non labbattimento. «Questultimo - rileva Emiliano - è stato realizzato dal Comune di Bari dando seguito ad una procedura avviata dallamministrazione precedente». Emiliano chiama in causa anche il suo predecessore. «Se qualcuno dirà che il Comune di Bari dovrà versare un risarcimento lo querelo - avverte - perché sta diffamando il Comune, me e il sindaco che mi ha preceduto, Simeone Di Cagno Abbrescia». In ogni caso il sindaco invita il suo prossimo avversario in campagna elettorale «ad essere cauto nelle dichiarazioni perché si deve difendere dal fatto che è stata la sua amministrazione a dare le concessioni in base alle quale sono stati costruiti gli immobili abusivi di Punta Perotti». Non solo. Il sindaco ricorda anche la legge 308 del 2004, approvata dal parlamento durante il governo Berlusconi, che rendeva obbligatoria la demolizione. «In considerazione del grave pregiudizio arrecato al paesaggio da vasti interventi di lottizzazione abusiva realizzati nella località denominata Punta Perotti nel Comune di Bari - recitava larticolo 32 - il direttore generale per i Beni architettonici e paesaggistici del ministero per i Beni e le attività culturali, verificato il mancato esercizio del potere di demolizione delle opere abusive già confiscate a favore del Comune con sentenza penale passata in giudicato, diffida il Comune medesimo a provvedere entro il termine di 60 giorni, invitando la Regione Puglia ad esercitare, ove occorra, il potere sostitutivo. Il direttore generale, accertata lulteriore inerzia del Comune, nonché il mancato esercizio del potere sostitutivo da parte della Regione, provvede agli interventi di demolizione avvalendosi a tal fine delle strutture tecniche del ministero della Difesa». Proprio per quanto disposto dalla legge, confida Emiliano, «mai lo Stato potrebbe chiamare in causa il Comune di Bari». La partita, adesso, si trasferisce a Palazzo di Città. Ufficialmente tocca allo Stato avviare una trattativa con le tre società che hanno promosso il ricorso a Strasburgo, ma il Comune potrebbe giocare un ruolo importante. Soprattutto se il gruppo Matarrese e gli altri imprenditori troveranno lintesa sulle aree su cui trasferire le cubature realizzate e demolite a Punta Perotti. In questo senso, già si parla di alcune aree in via Bitritto, su cui il gruppo Matarrese, insieme con altri, aveva proposto di realizzare il nuovo polo giudiziario.