L'ecomostro I costruttori della struttura poi demolita dovranno essere risarciti anche per i danni morali I giudici hanno messo sotto accusa i paradossi della legge italiana. Il Comune di Bari: noi non paghiamo BRUXELLES Ci sono 3.300 denunce di violenze commesse in Georgia e in Ossezia del Sud, fra i casi di cui si sta occupando ora la Corte europea dei diritti dell'uomo, a Strasburgo. E invece non c'è più il pasticcione dell'«ecomostro », i 300.000 metri cubi di cemento distribuiti su 3 palazzoni, a Punta Perotti in Puglia, abbattuti dalle ruspe nel 2006 perché sfregiavano la costa: la Corte ha bollato come «arbitraria» e senza base legale «ai sensi della Convenzione dei diritti dell'uomo» la confisca dei terreni su cui sorgevano i falansteri, perché non preceduta da una condanna, e perché contrastante appunto con uno dei diritti fondamentali della persona, quello alla protezione della proprietà privata. In soldoni: i costruttori e proprietari dei terreni, anche se tutto quel cemento era un obbrobrio ambientale (ma non «abusivo», come stabilì una sentenza della Cassazione, che li assolse tutti) avevano il diritto a goderseli. Di più: la stessa Convenzione europea, all'articolo 7, precisa che non può esservi una pena, se non c'è una colpa accertata. Per tutti questi motivi la Corte ha condannato l'Italia, invitandola ad accordarsi con i costruttori sull'entità del risarcimento: le loro 3 società la Sud Fondi, la Mabar e la Iema - avevano chiesto nel 2001 circa 350 milioni, ora si tratterà. E intanto, la Corte ha imposto all'Italia di rifondere comunque i danni morali: 40 mila euro a ciascuna società (10 mila di danni morali veri e propri, 30 mila di spese). Attraverso i loro legali, i costruttori si sono detti «soddisfatti, fiduciosi e speranzosi». Ma chi pagherà, alla fine? Il sindaco di Bari Michele Emiliano ha già annunciato che non sarà il suo Comune, «che non è mai stato processato e non può essere condannato ad alcun risarcimento». E lo Stato, per ora, tace. Nella sentenza, la Corte mette sotto la lente d'ingrandimento le bizantinerie delle norme italiane: e osserva per esempio che «il comune di Bari, responsabile di aver concesso i permessi di costruzione abusiva, è l'organismo che è diventato proprietario dei beni confiscati, il che è paradossale ». La sentenza è «ingiusta», commenta il deputato Fabio Rampelli, dell'esecutivo di An: «L'ecomostro andava abbattuto e mi auguro che si faccia ricorso contro questa paradossale condanna che limita gli Stati membri nella tutela del loro territorio». Per Ermete Realacci, ministro dell'ambiente nel governo-ombra, «l' esproprio dei terreni fu necessario per demolire un edificio costruito aggirando le leggi e che la proprietà non intendeva abbattere». Bari La sequenza dell'abbattimento dell'ecomostro di Punta Perotti. Il crollo, durato pochi secondi, era stato seguito dalla folla e accompagnato da applausi Luigi Offeddu