ROMA «Conservo il dvd della distruzione di Punta Perotti con orgoglio: lo considero una delle cose migliori del mio ministero». Giuliano Urbani, che da ministro dei Beni Culturali dette la parola definitiva per far saltare in aria l'ecomostro, ride alla notizia della bocciatura della Corte dei diritti Europea. Perché? «Condannati addirittura per violazione dei diritti umani? Ma andiamo!». Pensa che la corte abbia preso un abbaglio? «Convengo che il ginepraio delle leggi regionali, confuse e confusamente applicate, è tale che è davvero difficile capire. Però da ministro dovevo applicare la legge in materia di tutela del paesaggio. Lo considero un mio merito. Anche perché ho indicato una strada». Mai più percorsa né da altri, né da lei. «Il coraggio non è diffuso nel nostro Paese, don Abbondio ce l'ha insegnato. Io però la lista degli ecomostri da abbattere l'avevo presentata. E quando ho lasciato la politica alzando la voce, uno dei motivi che mi hanno fatto considerare compiuto il mio lavoro era proprio questo: non c'era la disponibilità alle demolizioni». Chi si opponeva? «Soprattutto i poteri locali. Eppure con il codice dei Beni Culturali gli avevamo dato uno strumento per resistere agli appetiti. E questo, ora che si va verso un federalismo più marcato, dovrebbe far riflettere». Ex ministro Giuliano Urbani, ai Beni culturali tra 2001 e 2005