La protesta degli ambientalisti di mercoledì mattina davanti alla Sorpintendenza di Verona per difendere quel che resta dello stadio comunale «Ottorino Verzaro» (ex Polisportivo del Littorio costruito nel 1928) dì Badia Polesine, diventa loccasione per un aggiornamento sul ruolo della stessa Soprintendenza. Sarà infatti la Soprintendenza a doversi esprimere qualora anche la restante area di circa diecimila metri quadrati (in parte riservata a un terreno dl gioco di 90x45 metri) dovesse diventare fabbricabile su richiesta dellImmobiliare Italia che fa capo alla Sacramati costruzioni di Badia Polesine. Se si dovesse togliere anche il terreno di gioco a testimoniare che a Badia Polesine cera uno dei primi stadi dItalia, ci saranno solo le tribune e lo storico fabbricato cha dà su via Roma: troppo poco. Due sono i documenti importanti di riferimento: uno della Soprintendenza del 12 marzo 2001 e laltro del Ministero per ì Beni e le Attività Culturali del 6 marzo 2003. Il primo è lormai famosa «Declaratoria» con la quale il soprintendente di allora Ruggero Boschi «dichiara che il complesso rappresentato dallo Stadio Comunale Verzaro denominato ex Polisportivo del Littorio, per i motivi di seguito elencati possiede caratteristiche storico-artistiche tali da essere incluso negli elenchi descrittivi di cui agli art. 2 e 5 del D.L. 49099». Quindi lo stadio è stato formalmente vincolato e fra i motivi addotti, Boschi sottolineava che è stato costruito nel 1928 su progetto dellingegner Aldo Chiéregato e del professor Mario De Stefani e aggiunge: «Allepoca dellinaugurazione lo stadio poteva contare su una superficie di 20 pertiche censuarie (20 mila metri quadrati, ndr), su cui trovavano posto un campo per il foot-ball, uno per la palla al cesto, piste podistiche, campo da tennis, pedana per il lancio del peso, tiro a volo, due palestre per scherma e vari attrezzi ginnici, il tutto recinto da muro». Il vincolo riguardava unarea di circa 10 mila quadrati tutto compreso e quindi Boschi accettava la riduzione voluta dalla Giunta allora guidata dal sindaco Edo Boldrin. Il 6 marzo 2003 ìl segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Carmelo Rocca scriveva al sindaco Boldrin e per conoscenza anche alla Soprintendenza di Verona e alla Direzione generale del Ministero: «Nel confermare la sostanziale validità del vincolo imposto dalla Soprintendenza di Verona, che pur riducendo le dimensioni del terreno di gioco ne salvaguarda sia gli aspetti artistici e storici, sia la destinazione duso, lispettore che ha eseguito il sopralluogo il giorno 12 scorso ha evidenziato che la struttura attuale necessita di interventi sostanziali volti a restituire al complesso la sua funzione originaria di polisportiva». Tutto chiaro: appare difficile un voltafaccia del Ministero e della Soprintendenza che Rocca allora invitò a «vigilare sugli adempimenti tenendo informato questo Ministero». Togliere il terreno di gioco è, per il Ministero, snaturare lex Polisportivo del Littorio come il Comune intende fare, Comune che ha di fatto abbandonato il complesso.