Il vigore dellintellighenzia contro le strategie dei burocrati. «I miei trenta saggi? Non sono un collegio di politici ma di tecnici, al servizio anche del consiglio comunale e delle istituzioni perla bellezza della città». Assessore alla cultura senza modestie del caso («amo Milano e Milano è innamorata di me»), per studiare uno scossone di rinnovamento e liberarsi di un passato pesante, Massimiliano Finazzer Flory studia un nuovo vento, nelle arti e nella letteratura. Allassessore che ben accoglie Citylife della Moratti «i grattacieli mi piacciono» ma anche aperto ai dibattiti, sul polverone scatenato dei contrari al progetto disegnato dalle archistar, col collega "teatrale" Dario Fo in prima linea, si dice attento e disponibile «il nemico va portato a tavola, così non è più uno straniero», dice. Condurrà il suo simposio coi trenta saggi (tra i prescelti i filosofi Salvatore Veca e Giulio Giorello, la psicoterapeuta Maria Rita Parsi), nellabbazia di Chiaravalle, «passeremo una giornata a discutere sulla città che vorremmo. I frati ci prepareranno da mangiare». Il tempo di parlare della scalata del saggista in dolcevita e uomo di teatro, partito dai salotti letterari per approdare al quarto piano dellassessorato di palazzo Marino è finito. «Pur essendo grato a questa città, al tempo stesso tradizionale e innovativa», cè un programma da inventare. Fogli in ordine sparso sulla sua scrivania in noce, fiori e una chiamata del supermanager dei musei nominato da Bondi, Mario Resca. Ieri Finazzer ha annunciato una commistione tra arte e palcoscenico: con un biglietto di una mostra qualsiasi a Palazzo Reale si entra gratuitamente in uno dei ventidue teatri convenzionati col Comune. E viceversa. Poi ha definito la data del simposio: il 9 febbraio assieme al pulmino pieno di saggi partirà un nuovo progetto per la città. Perché in unabbazia? Ho pensato che fosse necessario allontanarsi dal rumore e riscoprire il valore della parola tramite anche la meditazione. Entro maggio mi aspetto che questa commissione di tecnici elabori un piano dedicato alla cultura alta come a quella urbana. Letà dei prescelti supera i quarantanni. Cè chi laccusa di non aver lasciato spazi ai giovani. Abbiamo intitolato il primo incontro con i saggi alla cultura giovanile. Gli esperti per essere tali devono avere una certa età. Ma da loro mi aspetto risposte sui milanesi di oggi. Ha nominato solo ventotto esperti. Per lelenco completo ancora mancano due "saggi". Sto valutando i nomi: vorrei che fossero capaci di dare un nuovo sguardo sulla città. Li nominerò due giorni prima della data prefissata. Al vertice della sua agenda ha messo larte contemporanea. Tra non troppo tempo inauguererò il primo museo in città. Milano è una piazza protagonista per numero di gallerie, di collezionisti, riviste. Tutto questo popolo non ha una rappresentanza ma è una fetta che rivendica un suo spazio. Per la stessa ragione ho pensato a un progetto che fungesse da perno tra il pubblico dei teatri e quello delle mostre: la cultura è una e non va divisa per saperi e discipline. Visitatori e spettatori vanno riuniti. Il pubblico può e deve stare insieme. Come vede la politica dei ministro Bondi su musei affidati a un manager.Credo sia necessario recuperare managerialità ma senza affidare a essa la strategia dei beni culturali che, invece, necessita di una visione filosofica. Anche larte deve fare cassetta? Il grande museo è ormai una grande impresa che debba fatturare utili per investirli sulle strutture in difficoltà. Non è il caso di Milano. Soltanto Palazzo Reale ha i numeri per sviluppare guadagni. La fiera del "Miart" resta debole, Bologna e Roma sono molto pi ù forti nel mercato dellarte. Bisogna incoraggiare collezionisti e gallerie. Per la stessa ragione durante il Miart organizzeremo una grande "notte bianca" con eventi inaspettati. Faremo in modo che anche la nostra fiera dellarte sia più forte tanto quanto lo è il Salone del mobile. Trentatré nuove mostre e un asse di sinergie che viaggia tra Parigi e il Giappone: ha detto di voler Milano più internazionale. Non lo è stata fino a ora? Penso a una città più aperta alle diversità. Al Castello Sforzesco aprirà una sezione dedicata allarte extraeuropea: è una mia idea. Credo sia un ambito da rafforzare. E i musei faranno le ore piccole? È un progetto. Per ora pensiamo al giovedì dove i luoghi darte del Comune sono aperti fino alle ventidue. Possiamo intervenire solo sui musei civici, dove spero che siano formati dei volontari. Cercheremo di trasformare le sale in luoghi più fruibili, per orari e iniziative. Brera, finora un poal buio, sarà la fucina dellestate di Milano. È un luogo a cui sono molto legato: la biblioteca braidense, losservatorio, lorto botanico, una perla circondata e a volte soffocata dal commercio. Vorrei fare di quel quartiere un soggetto unitario unitario tra cultura e commercio. Una bella utopia? La città è il luogo delle contraddizioni. Anche se Milano, se posso dirlo, è anche troppo seriosa e autocritica.
MILANO - Sono aperto ai grattacieli come ai dibattiti. Milano viva di musei notturni e nuove idee
L'assessore alla cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, sta lavorando su un nuovo progetto per la città, che coinvolgerà la cultura alta e quella urbana. Ha annunciato un simposio con 30 saggi, tra cui filosofi, psicoterapeuti e artisti, che si terrà nell'abbazia di Chiaravalle. Il progetto ha lo scopo di rinnovare la cultura milanese e di creare un perno tra il pubblico dei teatri e quello delle mostre. Finazzer Flory ha anche parlato di una commissione per la cultura alta, che sarà composta da tecnici e non da politici, e di un progetto per aprire i musei civici durante le ore piccole.
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