L'inaugurazione Lo spazio multimediale e interattivo raccoglie i ricordi dell'istituto. «Cinque secoli di lasciti e donazioni» Sfogli il libro virtuale e senti il rumore della carta che non c'è. Prendi in mano il vecchio ferro da stiro e le storie delle orfanelle cominciano a scorrere sul video. Miracolo della tecnologia che riattualizza un importante capitolo della storia di Milano, consentendo di realizzare in un piccolo spazio un museo multimediale e interattivo, il primo a Milano, secondo in Italia. «È possibile essere buoni», aveva detto l'anonimo benefattore donando al CdA dell'Istituto Trivulzio-Martinitt-Stelline 2 milioni di euro, la somma necessaria a sostenere l'impresa. In 7 mesi è stata ristrutturata la palazzina di quattro piani che ospita il «Museo Martinitt e Stelline» con 150 anni di archivi e ventimila volumi. Al taglio del nastro, ieri, accanto al sindaco Letizia Moratti, agli assessori Moioli, Cadeo, Landi e Ma-scaretti, agli assessori regionali Zanello e Bresciani, Riccardo Minini, l'assessore provinciale Corso, c'erano anche i ministri per i Beni culturali Sandro Bondi e della Difesa Ignazio La Russa. «Un esempio - ha commentato il primo - per chi oggi è chiamato a dare risposte alte e frutto di una visione ai nuovi bisogni sociali». I bisognosi di oggi, ha detto Bondi, non sono più gli orfani, ma «i giovani, chi lavora nelle periferie e soprattutto gli immigrati ai quali una società civile come quella di Milano e dell'Italia dovrebbe saper dare delle risposte». Nel museo, ha continuato Bondi, «si riflette la parte migliore di Milano, l'anima più profonda, l'anima civica e culturale che è frutto dell'incontro tra le tradizioni migliori, quella laica e quella religiosa di Milano. Tradizioni che insegnano tante cose alla politica di oggi». Sulla stessa linea il sindaco Moratti, secondo la quale «questo è un luogo in cui non solo si ricorda, ma si studia anche e si partecipa attivamente per progettare meglio il futuro» delle politiche sociali cittadine. Emozionato il professor Emilio Trabucchi, presidente dell'ASP: «Il museo restituisce oggi, a tutta la città, il patrimonio culturale, storico e artistico frutto di 500 anni di donazioni e lasciti ». Sede naturale sarebbe stata quella attuale dei Martinitt, in via Pitteri 57. «Ma lì stiamo facendo un campus universitario con tre campi sportivi, 500 posti, destinati ai giovani studenti lombardi, indigenti e meritevoli».