Critiche allesponente della Destra. Pacifici: "Da lui accuse ingiuriose" Alemanno: "La Memoria va difesa noi rivendichiamo il valore dellopera" «Giovedì prossimo, in Campidoglio, sarà proposta e approvata, ma non da me», scrive Storace, «una delibera che finanzia con ben 13 milioni di euro, un tempo li avremmo chiamati 26 miliardi, ledificazione del Museo della Shoah, localizzato dove volle Veltroni, ovvero a Villa Torlonia, residenza romana della famiglia Mussolini». Quasi un sacrilegio per uno degli ultimi irriducibili del Ventennio, che su quei «valori ormai rinnegati da An», ci ha costruito un partito: «Memoria senza parsimonia, viene da dire», prosegue la riflessione on-line, «anche se so già quanta ipocrisia mi toccherà sopportare per dire semplicemente la verità. Ma è da chiarirla bene questa storia ai cittadini romani, e non solo, perché qui si tratta solo di sperpero di pubblico denaro. I 13 milioni di euro di Alemanno si aggiungono ad altri 16 decisi in precedenza da Veltroni». Un affondo senza precedenti, che obbliga però il segretario della Destra a una qualche precisazione: «Io non sono iscritto alla cultura negazionista, e quindi credo di potere, dovere e volere dire che lOlocausto contro gli ebrei fu orrore. E che quindi è giusto ricordare una tragedia» ammette quasi per la prima volta. «Ricordare e sperperare, però, non va bene e indigna». Una posizione che subito sortisce un curioso cortocircuito: per difendere il Museo ideato da Veltroni il Pd si schiera dalla parte di Alemanno che lha ereditato e rilanciato. «Storace eviti di sporcare le cose a cui i cittadini di Roma, città medaglia doro della Resistenza, sono più legati, come la memoria dellOlocausto e delle persecuzioni razziali», stigmatizza il consigliere democratico Paolo Masini. Mentre il centrosinistra alla Pisana gli ricorda «i soldi sottratti alla sanità pubblica con la vicenda di Lady Asl»: fu quello, secondo il consigliere DAmato, «lo sperpero di denaro pubblico, anzi il vero e proprio ladrocinio, quando governava lui». E se il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici dice di non avere «nulla da replicare ad accuse così ingiuriose, io non faccio politica, tocca ad Alemanno e Veltroni rispondere», accusando però Storace di non essere «bene informato» e ribadendo che «questo non è un museo che serve agli ebrei: noi lo sappiamo cosa è stata la Shoah, non è certo a noi che occorre ricordarlo», Alemanno non si fa attendere: «Noi abbiamo il dovere di preservare quella memoria», detta in una nota, sottolineando limportanza di «realizzare una struttura museale pubblica» che non è «uno spreco di denaro» ma unopera di cui «rivendichiamo totalmente il valore». Nessun riferimento personale. Nessun attacco frontale a Storace. Al contrario di quanto aveva fatto lex sodale sul blog. «Come si sa, il sindaco di Roma è straordinariamente impegnato sul fronte della memoria» era stato il suo incipit. «Nei primi 50 anni della sua vita era attivissimo su un fronte, ora nei secondi 50 anni su quello opposto. Prima, in un difficile lavoro di cultura, ricerca e verità, ora in un compito facilissimo e tra laltro con quattrini pubblici». Come si evincerebbe dalla dettagliata ricostruzione storica del progetto, proposta da Storace sul web. Al vetriolo la conclusione: «Nel settembre 2008 Veltroni si dimette dal cda del comitato promotore del museo della Shoah, a seguito delle dichiarazioni del nuovo sindaco di Roma sulla distinzione da lui affermata tra leggi razziali e fascismo. E a nulla sono valse le capriole successive di Alemanno. È proprio Alemanno a stabilire che non bastava il precedente obolo veltroniano di 16 milioni di euro, ma per fare contento il solito Pacifici mette sul piatto altri 13 milioni. Memoria senza parsimonia, appunto».