BARI «Già oggi il ministro Tremonti dovrebbe, con la sua firma, dare corso ufficialmente alla Fondazione Petruzzelli». Il consigliere regionale, Mario Carrieri, componente del cda della Fondazione per conto della Regione ci mette la mano sul fuoco. Carrieri, il sottosegretario Bono ba detto che ora tocca alla neonata Fondazione darsi da fare per trovare un partner privato e cominciare i lavori per il Petruzzelli. Il compito spetta al cda, che state facendo? «Stiamo aspettando di essere operativi, altrimenti non possiamo andare sul mercato a cercare nessun partner privato». Che significa essere operativi? «Significa che stiamo aspettando che insieme ad Urbani, anche il ministro Tremonti ratifichi lo statuto che il cda ha approvato. E questa firma dovrebbe metterla al più tardi entro oggi. Dopo di che lo statuto tornerà a Bari e sarà depositato in prefettura per l'iscrizione nell'elenco delle persone giuridiche non economiche a delimitazione nazionale. Un procedimento del tutto simile a quello che avviene per le società con la Camera di commercio. Solo a quel punto la Fondazione sarà operativa e noi potremo metterci a cercare i fondi mancanti, fare programmi, concludere convenzioni, eccetera». Ma avete già qualche idea sul futuro socio? Non partirete da zero. «Naturalmente noi guarderemo subito al mercato interno barese o pugliese: Natuzzi, Banca Popolare, Divella, tanto per fare qualche nome. Ma se il mercato interno non dovesse rispondere, ci rivolgeremo al mercato esterno. Tanto non avremo difficoltà a reperire i fondi rimanenti. Intanto perché partiamo senza debiti e così resteremo: basta adeguare i flussi finanziari alle uscite. E poi la cifra non è iperbolica: mancano sulla carta dieci miliardi di vecchie lire. Ma con il ribasso d'asta per la gara di ricostruzione potrebbero anche dimezzarsi». Quanto dura in Carica il cda? «Quattro anni, quindi possono stare tranquilli i baresi che alla fine del nostro mandato avranno il Petruzzelli ricostruito». Ma resta un punto oscuro sottolineato anche dall'editoriale di Armando Torno ieri: l'equivoco delle due fondazioni. Ce n'è una regionale che è quella che ha nelle casse il malloppo: i trenta miliardi (dieci ad ente) per la ricostruzione. E ce n'è un'altra, quella voluta dal ministero che gestirà i fondi del Fus. Questi fondi non possono essere usati per la ricostruzione. E allora? «Noi ci siamo lasciati le mani libere: entrambe le fondazioni possono operare per la ricostruzione. Nello statuto nazionale abbiamo scritto che "promuove" la ricostruzione, previa convenzione con gli enti locali. In quello regionale che la fondazione "ricostruisce" ed è anche titolare del protocollo d'intesa. Dobbiamo solo valutare qual è la soluzione economicamente più conveniente, sempre tramite la Sovrintendenza. Ci occuperemo anche di questo appena saremo attivi. Tanto i soggetti che operano sono pressoché gli stessi». La cosa è diversa, però, per chi investe. Nella fondazione regionale cercate solo dei mecenate, in quella nazionale dei soci. La prima, finita la ricostruzione non avrà più ragione di esistere come ha detto Bono, nell'altra lo sbigliettamento porterà ad un utile. «Il ritorno sarà l'enorme pubblicità per chiunque divenga socio. Pubblicità che è possibile stornare dalle tasse. Abbiamo previsto soci finanziatori e soci fondatori: i fondatori devono investire almeno il 12 del budget di spesa, i finanziatori quello che credono». A quel punto non crede sia necessario un legame fra le due fondazioni così che i soci dell'una possono diventare soci dell'altra in virtù della spesa sostenuta per la ricostruzione? «E' una cosa che si può stabilire. La sovrapponibilità delle due fondazioni si può studiare. Ma il vero investimento è il ritorno d'immagine».
Petruzzelli, Tremonti rende operativa la Fondazione
Il ministro Tremonti dovrebbe firmare lo statuto della Fondazione Petruzzelli, che sarà operativa solo dopo la ratifica. La fondazione sarà in grado di cercare fondi e programmare la ricostruzione del Petruzzelli. Il cda della fondazione, composto da Carrieri, sta aspettando la firma del ministro per iniziare le operazioni. La fondazione regionale ha già i fondi per la ricostruzione, mentre la fondazione nazionale dovrà cercare un partner privato. La sovrintendenza regionale si occuperà di valutare le opzioni economiche. La fondazione regionale non avrà più ragione di esistere dopo la ricostruzione, mentre la fondazione nazionale avrà un utile.
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