TARANTO Individuare i beni a rischio della Puglia e catalogarli all'interno di una mappa che li classifichi, li renda inattaccabili da possibili razzie e magari ne preveda la ristrutturazione. L'idea, avanzata sul Corriere del Mezzogiorno dagli architetti brindisini e ripresa dalla soprintendenza ai beni archeologici di Puglia, piace anche agli ingegneri di Taranto. Comincia così a prendere piede la proposta di creare una task force di professionisti con questo compito. Aprendo anche ad altre categorie. «Favorevolissimo all'invito dei colleghi brindisini e della soprintendenza», risponde ad esempio il presidente dell'ordine degli ingegneri della provincia di Taranto, Lorenzo Nobile, che propone di coinvolgere altre categorie: «L'Associazione dei palazzi storici - dice - potrebbe darci una mano». A tirare in ballo la categoria degli ingegneri, dopo l'input partito dal presidente dell'ordine degli architetti della provincia di Brindisi, Maurizio Marinazzo, era stato il soprintendente di Puglia, Giuseppe Andreassi. «Gli architetti hanno già una spiccata sensibilità che riviene dal tipo di studi - aveva detto - gli ingegneri, invece, hanno una preparazione più tecnica e sono loro i professionisti che più di altri possono venire a contatto per primi con beni di valore sconosciuti e dimenticati». E gli ingegneri ionici si dicono già della partita. Presidente, in che modo, secondo lei, si potrebbe operare insieme? «Sarebbe bello e l'idea dell'amico Andreassi, che stimo moltissimo, mi trova perfettamente d'accordo. Ovviamente bisognerebbe lavorarci sopra, magari riunirci attorno ad un tavolo per stabilire dei protocolli d'intesa che ogni ordine professionale, poi, dovrebbe far rispettare ai propri membri. Successivamente si potrebbe chiedere anche l'aiuto ad altre categorie associative non professionali e penso agli amici dell'Associazione dei palazzi storici che anche nella nostra regione sono molto attivi». Cosa dovrebbero contenere, secondo lei, queste linee guida che gli Ordini dovrebbero far rispettare ai propri membri? «Intanto il rispetto del senso inorale della professione. Magari pensando anche a delle misure di censura per quei professionisti che non dovessero attenersi alle regole stabilite dai rispettivi Ordini d'appartenenza. Naturalmente questo non dovrebbe significare sostituirsi alle leggi che regolano la materia che vanno comunque rispettate. Se un professionista dovesse violare una di queste leggi, restando sempre in tema di salvaguardia dei beni protetti, è giusto che sia la magistratura ad interessarsi». Nei centri urbani delle grosse città, quanto è rimasto ancora da preservare? «Molto danno è stato già fatto ma c'è ancora altrettanto da salvare. Pensando alla città di Taranto, mi vengono in mente i giardini interni ai palazzi. Ne resistono ancora, alcuni ancora pieni di aranceti. Nei Comuni della provincia o nelle campagne, invece, andrebbero segnalate le case rurali, le vecchie masserie ma anche palazzi storici e castelli nascosti nei centri storici». Molto è stato distrutto, diceva. Quanto di questo è attribuibile alla categoria che rappresenta? «Non solo alla nostra, ma quella di tutti i tecnici che sono stati corresponsabili, assieme ovviamente al proprietario che commissionava i lavori. Contraddire le richieste del cliente, significava perdere l'incarico e se non lo facevi tu, ce n'erano altri disposti a farlo. Faceva parte della normale regola del mercato così come anche dei gusti delle persone che avevano la mania di rifare tutto a nuovo. Ora per fortuna molte cose stanno cambiando per il meglio e questa iniziativa di mappare i beni a rischio ne è una prova». Si sta partendo in ritardo rispetto ad altre regioni? «Credo proprio di sì. Altre città lo hanno già fatto. A Roma, ad esempio, c'è stato un accordo di programma che ha consentito di sfruttare 500 miliardi di lire per il rifacimento dei vecchi palazzi. Quando era sindaco Rutelli, la Capitale ha speso 15 mila miliardi per il recupero delle vecchie dimore. Tempo fa io stesso sottoposi al Comune di Taranto un progetto simile a quello romano con possibilità di accedere agli stessi finanziamenti, ma tutto è rimasto fermo. Restando a Taranto, esiste un piano di recupero del borgo che è fermo ancora alla Regione, non si sa che fine abbia fatto».
Beni a rischio, ingegneri tarantini in campo
In Puglia, un gruppo di architetti e ingegneri di Brindisi ha proposto di creare una mappa dei beni a rischio di razzia e di distruzione, per identificare e proteggere i beni culturali e storici della regione. L'idea è stata accolta dalla soprintendenza ai beni archeologici di Puglia e da altri professionisti. Il presidente dell'ordine degli ingegneri della provincia di Taranto, Lorenzo Nobile, ha proposto di coinvolgere altre categorie, come gli ingegneri ionici, e di creare una task force per lavorare insieme per stabilire protocolli d'intesa e misure di censura per i professionisti che non rispettano le regole.
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