- MILANO - «UN GIOCO DELLE parti ridicolo», «primo atto di unExpo che la Moratti non riuscirà a gestire, se non sa neanche ospitare linaugurazione di una delle più importanti istituzioni culturali della città». Vittorio Sgarbi parla a Palazzo Reale, davanti al Narciso che, ha ribadito ieri dopo averlo già detto a Porta a Porta, secondo lui non è un Caravaggio. Ma ce lha con lapertura delle celebrazioni del bicentenario di Brera, venerdì sera: un comportamento indecoroso e incivile» da parte del sindaco, che «dovrebbe dimettersi». La descrizione del critico è impietosa: quadri lasciati al buio, Mantegna relegato «in uno sgabuzzino», «non si riesce a capire quali siano le 20 opere da non perdere». E se lilluminazione non è colpa del sindaco, il resoconto dellex assessore è anche peggio: autorità che giocano a rimpiattino, la Moratti che «si rifiuta di salutare in attesa di Bondi», il ministro cui spetterebbe fare gli onori di casa se non fosse in ritardo causa nebbia; il pubblico che «aspetta unora senza che nessuno prenda la parola, e Vittorio Sgarbi davanti alla tela contestata. Ed è di nuovo polemica tocca alla soprintendente intervenire chiamando sua zia». Ossia Mina Gregori, esperta di Michelangelo Merisi e curatrice della mostra «Caravaggio ospita Caravaggio», che non si salva dalle frecciate di Sgarbi: «Bastava mettere a confronto le due Cene di Emmaus. Perché quattro opere? A Milano manca un cervello che dia senso alle cose». DOVEVA ESSERE UNA lezione estemporanea, ma ha il sapore della rimpatriata. Sgarbi arriva con mezzora di ritardo, preceduto dalla sorella Elisabetta che ha invitato via sms alle 7 di mattina. Una ricognizione compulsiva tra le opere, centrifugando con maestria finezze tecniche e pennellate pop: lui che sta alla Moratti come Masaccio al pittore Giovanni di Paolo, un affresco in prestito dallAbruzzo chiama una battuta su Del Turco. Si complimenta con la curatrice della mostra Elena Fontanella: «Chi ha avuto questintuizione?», e lei: «Tu». Esorcizza il fantasma del successore (Massimiliano Finazzer Flory) chiamandolo «decorativo» e affermando di essersi procurato scarpe col tacco interno per raggiungerlo in altezza. Quando si ferma davanti al Narciso simbolo dellesposizione si capisce che non sarà quello il bersaglio. Ricostruisce la storia delle attribuzioni, ricorda che «oggi il 70 dei critici lo ritiene uno Spadarino». Ma poco importa, lincertezza «non toglie nulla alla sua bellezza». Come per la rosa, il nome non conta, e basterebbe un «Attr.» aggiunto sul cartellino per dare cittadinanza al quadro, inadatto a una monografica su Caravaggio ma giusto per questa mostra, organizzata dalla Fondazione Dnart insieme al Pirellone, e dedicata allacqua.