Livorno. Immigrato salvato in extremis dai vigili del fuoco. L'edificio da tempo sotto sequestro Incendio nella notte nell'area abbandonata da anni LIVORNO. Un incendio ha semidistrutto un'ala delle ex scuderie del complesso immobiliare delle Terme del Corallo. Il rogo è scoppiato intorno alle 3 di mattina ed è stato domato alle 7. Alle 12, però, le fiamme sono ripartite da alcuni travicelli e i vigili del fuoco sono dovuti nuovamente intervenire. Il rogo è stato originato con molta probabilità da una specie di camino installato da alcuni sbandati che dormivano nelle stanze incendiate. Il degrado dell'area era stato documentato ieri dal Tirreno con foto che ritraevano persone intente a spacciare droga. Rogo nella notte per un fuoco acceso dagli sbandati che dormivano nell'edificio Salvato in extremis un tunisino che non si era svegliato Non c'è pace per le ex terme del Corallo: la scorsa notte un incendio ha semidistrutto un'ala delle ex scuderie del complesso immobiliare delle acque della Salute. Il rogo, che si è sviluppato in alcune stanze dell'edificio che si affaccia su viale Foscolo, è scoppiato intorno alle 3 di mattina ed è stato domato solo dopo le sette. Alle 12, però, le fiamme sono ripartitire da alcuni travicelli e i vigili del fuoco sono dovuti nuovamente intervenire. Il rogo è stato originato con molta probabilità da una specie di camino installato da alcuni sbandati che dormivano nelle stanze incendiate, uno dei quali, un immigrato tunisino sposato con una livornese, non si era accorto del rogo ed è stato salvato dall'intervento dei vigili del fuoco e della polizia. A questo proposito va segnalato che alle 12,30 la polizia ha poi bloccato un altro clandestino sorpreso nella zona dell'incendio, mentre altri sono stati viesti entrare e uscire poco dopo il rogo.. L'incendio ha attaccato la parte dell'edificio più vicina all'ex albergo Corallo. Il rogo si è sviluppato nella stanza al primo piano, trovando facile esca nel materiale accatastato dai gruppi di sbandati che frequentano la struttura. Una situazione, questa, incredibile: le stanze sono letteralmente disseminate di cumuli di rifiuti di ogni genere che stanno marcendo in un lezzo indescrivibile che ricorda la situazione sanitaria del Napolitano al tempo della crisi della spazzatura. Tra macerie, vestiti abbandonati e carrelli dei supermercati, sono stati ricavati, a volte con tanto di piccoli tramezzi di separazione costruiti con materiale di fortuna, degli ambienti in cui si trovano giacigli improvvisati. Ma, nelle stanze si trovano anche fascine di legna da ardere e questo spiega come si può essere sviluppato il fuoco. Un fuoco acceso per scaldare l'ambiente ha infatti provocato l'incendio al primo piano della struttura, incendio che in breve ha attaccato il tetto che è crollato. Per domare le fiamme i vigili del fuoco, chiamati da alcuni residenti della zona che vedevano «fiamme che uscivano sia dalle finestre che dal tetto» hanno dovuto smurare una porta che dà sull'esterno per poter entrare con le manichette. Una volta domate le fiamme, i vigili del fuoco, che erano stati raggiunti nel frattempo da due volanti della polizia, hanno sistemato delle transenne davanti alla parte investita dalle fiamme. Quello della scorsa notte è il secondo incendio che scoppia in quest'area: nell'ottobre 2006 bruciarono, sempre per un fuoco acceso da sbandati che bivaccavano all'interno dell'edificio, la zona degli uffici dell'ex stabilimento della Coca Cola, proprio accanto alle ex scuderie. E la presenza di sbandati e delinquenti che fanno base stabilmente nel complesso dell'ex Corallo, nonostante le continue retate delle forze dell'ordine, è sottolineata dai residenti che parlano di un asituazione "insostenibile" e che richiede misure urgentissime. «Vede quei segni alla finestra - ha spiegato la signora Elda Del Bravo indicando la parte incendiata dell'edifico - sono fatti da quella gente che ci abitava dentro e che a volte orinava o addirittura vomitava dalla finestra. Ditemi voi se si deve sopportare una cosa del genere!». Verso la confisca? È l'estrema conseguenza del processo appena aperto LIVORNO. Dall'estate del 2007 il complesso delle vecchie Terme della Salute è sotto sequestro. Proprio di questi giorni è, invece, l'inizio del processo - con tanto di scintille in aula fra pubblico ministero e difesa - che vede sul banco degli imputati Piero Bottoni e Rodolfo Cagliata, imprenditori livornesi, soci della Fondiaria Apparizione, la srl proprietaria del complesso. Sono tre i reati dei quali i costruttori devono rispondere. Il primo richiama all'omissione di «lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina». In base a questa norma, il proprietario di un edificio deve compiere i lavori necessari per non creare situazioni di pericolo. L'altro reato ipotizzato riguarda il danneggiamento del patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. E può avere, come estrema conseguenza, anche la confisca del bene. C'è poi la violazione del testo unico sui beni architettonici, sostanzialmente l'uso improprio del bene. All'inizio, del fascicolo aperto dalla Procura facevano parte - in qualità di indagati - anche gli amministratori della Coca Cola: l'australiano Craig William Schelden, il torinese Dario Rinero e il milanese e Federico Carra, le cui posizioni sono state stralciate all'udienza di smistamento del processo, per intervenuta prescrizione.