Strisce di plastica rosse e bianche, cartelli formato A4 mantenuti con lo scotch, turisti e passanti attoniti: i vigili urbani hanno sequestrato anche il gazebo del Gran Caffè Gambrinus. E anche per la struttura di piazza Trieste e Trento il motivo del sequestro è la mancanza del permesso della Soprintendenza ai beni paesaggistici e culturali. Il percorso seguito dagli agenti della municipale è stato identico a quello che ha portato ai sequestri per i bar di piazzetta Rodinò e per i ristoranti del lungomare: sono in regola i permessi del Comune, manca il parere della Soprintendenza. «Ma l'iter burocratico è chiaro - spiega il soprintendente Stefano Gizzi -. Il cittadino presenta la richiesta al Comune, l'amministrazione la valuta e decide se concedere o meno il permesso. Poi l'incartamento viene sottoposto dallo stesso Comune alla Soprintendenza per il parere...». Il soprintendente Gizzi non scivola sul terreno della polemica e non spiega perché a Napoli sta scoppiando un «caso-Gazebo» che ha identiche caratteristiche in ogni zona: la mancanza del parere paesaggistico. «Non so cosa dire. Non so perché il permesso non sia stato chiesto. L'iter l'ho spiegato». Ieri mattina, intorno alle dieci, sei agenti della sesta unità operativa della polizia municipale, con il tenente Gennaro Frate, si sono presentati alle porte del Gambrinus. Erano accompagnati dall'architetto Russo della Soprintendenza. Hanno chiesto di controllare i permessi, hanno riscontrato errori e omissioni e hanno proceduto al sequestro. Secondo il rapporto della municipale, oltre alla mancanza dei permessi paesaggistici, il locale ha anche violato il testo unico dell'edilizia, realizzando un manufatto edile superiore ai 25 metri quadrati (sono cinquanta, secondo la municipale). Oggi l'incartamento verrà presentato in Procura per l'eventuale conferma del sequestro. Nessun commento da parte della famiglia Sergio, titolare del locale. Durissimo intervento del presidente della Municipalità, Chiosi e del vicepresidente Tesorone: «È una dimostrazione della superficialità dell'amministrazione comunale. Scoprire che le procedure messe in atto dal Comune per il rilascio delle autorizzazioni, risultano difformi dalla legge, rappresenta un durissimo colpo non solo per la credibilità dell'ente, ma anche per gli imprenditori che investono nel settore». Chiosi e Tesorone hanno comunicato di aver ricevuto copia dei 140 preavvisi di licenziamento da parte dei ristoratori del lungomare ai quali pure sono stati sequestrati i gazebo: «La situazione va affrontata presto, per evitare ricadute sul piano occupazionale». Nel primo pomeriggio lo stesso Chiosi, con il consigliere comunale Ambrosino, ha incontrato il vicesindaco Santangelo per chiedere un intervento dell'Amministrazione comunale. La vicenda del Gambrinus ha scatenato tensione e polemiche. Carmine Attanasio e Giacomo della Guardia dell'associazione Verdecologista sono intervenuti sostenendo che «è vergognoso questo accanimento verso degli imprenditori che oltre, a conferire lustro alla nostra città, danno lavoro a decine di dipendenti». Massimo Lucidi, operatore culturale, ha scritto una lettera al ministro Bondi chiedendo un suo intervento personale per restituire alla città «nella sua completezza uno dei più importanti salotti culturali».