Domani il ministro Sandro Bondi inaugurerà la mostra su Nuova Le sue collezioni sono specchio delle culture austriaca, francese e italiana Le grandi città conoscono momenti di accelerazione e crescita che le improntano nei tempi lunghi. Milano è una grande città non perché sia paragonabile, per numero di abitanti, ad alcune delle nuove città che sorgono in Cina, ma perché le idee che qui sono nate marciano ancora per il mondo. Come l'idea di sopprimere la pena di morte, lanciata nel 1764 da Cesare Beccaria. Gli anni dal 1769, quando si ebbe la prima visita di Giuseppe II, figlio di Maria Teresa d'Austria e futuro imperatore, al 1809, quando s'inaugurò la pinacoteca di Brera, furono di fuoco. La città era un grande cantiere. Sulle rovine delle chiese e dei conventi soppressi, in via del Monte di Pietà, in Borgo Nuovo, alla Corsia del Giardino, sorgevano i palazzi e le ville della nuova classe dirigente o della vecchia profondamente rinnovata. Nel 1776, quando si varava il «Regolamento Generale per gli Ingegneri dello Stato di Milano», si apriva anche l'Accademia di Belle Arti dove i nuovi ingegneri si sarebbero formati, mentre nel vecchio collegio gesuitico che ospitava l'accademia, la biblioteca veniva profondamente rinnovata con l' immissione dei volumi dello scienziato, medico e poeta svizzero Albrecht von Haller, il cantore delle Alpi. Nell'agosto del 1778 venne inaugurato il Teatro alla Scala, innovatrice architettura di Giuseppe Piermarini. «Milano diventa un Parigi», scrisse Pietro Verri. La pinacoteca fu il coronamento di circa quarant'anni di trasformazione della città. Ma in una situazione del tutto imprevista. Dagli Austriaci si era passati a Napoleone e, se prima la raccolta dell'accademia aveva potuto contare soltanto su risorse locali, ora tutto lo Stato pontificio, tutta lo Stato di Venezia e l'intera Lombardia avevano contribuito alla formazione di una delle maggiori collezioni d'Europa. E qui si coglie il tenace radicamento di Brera nella città. L'inaugurazione non fu un successo di Napoleone, ma dell'intera città, guidata dalla passione del pittore e patriota Giuseppe Bossi. La stessa solidarietà si verificò quando, al termine della Seconda guerra mondiale, dopo la Scala, Milano volle subito la ricostruzione di Brera, allora gravemente colpita dalle bombe. Il bicentenario (che prende il via domani sera con il taglio del nastro da parte del ministro Bondi della mostra «Caravaggio ospita Caravaggio ») non viene celebrato nell'atmosfera entusiasta della ricostruzione. Una nuvola minacciosa grava sul mondo. Tuttavia la ricorrenza avviene in un momento di profondo ripensamento sulla pinacoteca e sulle sue funzioni. Nel 1892, grazie a un lungimirante direttore ravennate, Corrado Ricci, la pinacoteca fu separata dall'accademia ed ebbe un ordinamento paragonabile a quello degli Uffizi e dei grandi musei stranieri. Oggi, dopo molto penare, grazie al provvedimento dell'ex sottosegretario all'Università e ricerca, Nando Della Chiesa, e allo spirito d'iniziativa degli Amici di Brera, l'accademia riceve per sé una grande caserma dismessa e apre, a se stessa, come agli altri istituti ospitati nel palazzo di Brera, un futuro tutto da progettare. Si comprende così il carattere riflessivo, e, diresti, pensoso, delle manifestazioni programmate dalla soprintendente Sandrina Bandera e dal suo staff. Come se non si volesse promettere troppo, ma garantire il proseguimento di un lavoro serio e che sicuramente sarà premiato. I tempi sono cambiati anche da quando, trenta anni or sono, sembrava fatale che la pinacoteca dovesse aprirsi al Ventesimo secolo. Perdute le collezioni private cui aspirava giustamente il geniale soprintendente Franco Russoli, il Ventesimo secolo milanese avrà presto la sua sede museale davanti al Duomo, mentre il Ventunesimo incomincia ad essere rappresentato nelle fondazioni (Anselm Kiefer all'Ansaldo, per esempio, ed altre che stanno maturando). Così i giochi sono aperti e, come in passato, è la bicentenaria Brera che dà il segnale alla città. Le due «Cena in Emmaus» di Caravaggio. A sinistra quella del 1602 della National Gallery di Londra (cm. 141 x 196,2, in mostra a Brera); a destra quella del 1606 custodita a Brera (cm. 141 x 175). Archivio fotografico della Soprintendenza
MILANO - Brera per una Milano europea. Caravaggio per i 200 anni della pinacoteca
Domani il ministro Sandro Bondi inaugurerà la mostra su Nuova Le collezioni della pinacoteca di Brera sono un riflesso delle culture austriaca, francese e italiana. La pinacoteca è stata trasformata nel corso degli anni, passando dagli Austriaci a Napoleone e poi alla ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi, grazie a un provvedimento del 2019, l'accademia di belle arti e la pinacoteca sono state separate e l'accademia ha aperto un nuovo spazio. La mostra celebra il bicentenario della pinacoteca e presenta opere di Caravaggio, tra cui le due Cena in Emmaus. La mostra è un momento di riflessione sulla pinacoteca e sulle sue funzioni, e si apre a nuove possibilità per il futuro.
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