Condannato un torinese che aveva acquistato i reperti durante alcuni soggiorni in Puglia Ci dispiace per la confisca: volevamo regalarli a qualche piccola città di provincia per farli vedere alle scolaresche AVEVANO in casa, un bellappartamento nel centro storico di Torino, una teca con una cinquantina di reperti archeologici. Un piccolo museo personale in cui due quasi cinquantenni torinesi appassionati di antichità, ingegnere uno e insegnante laltro, conservavano vasellame di epoca classica proveniente da alcune necropoli dellApulia, lodierna Puglia, scoperte presumibilmente una quindicina di anni fa. Tutto materiale detenuto illegalmente, sequestrato dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Torino, che ieri lo hanno consegnato al Museo di Antichità di Torino. Reperti archeologici che non hanno un mercato, ma il cui valore secondo i carabinieri del reparto specializzato nella tutela dei beni culturali potrebbe essere stimato in quarantamila euro. Roberto R., 48 anni, che si è assunto la proprietà della collezione, ha patteggiato una pena di 5 mesi di carcere con la condizionale e unammenda di cinquemila euro per ricettazione e illecita detenzione di beni culturali appartenenti allo Stato. «È molto frequente che soprattutto nelle regioni meridionali si facciano ritrovamenti di questo tipo - ha spiegato il capitano Guido Barbieri, che dirige il nucleo di Torino del comando Tutela patrimonio culturale - Il più delle volte si tratta di agricoltori che lavorano nei campi o di impresari edili che scavando le fondamenta di nuove abitazioni trovano dei cocci. Invece di chiamare le autorità, temendo il blocco dei lavori, attivano i canali illeciti». A condurre i carabinieri allabitazione torinese era stata, nel 2006, una segnalazione anonima. Pezzi di buona fattura, talmente ben ripuliti e ben conservati da sembrare falsi. «Li abbiamo acquistati qualche tempo fa durante alcuni soggiorni in Puglia - ha spiegato luomo - La maggior parte in un unico blocco, più pochi altri in altre occasioni. Da quelle parti se ne trovano un po ovunque, cè gente che nei crateri mette i vasi di fiori. E non li abbiamo certo pagati quanto adesso li hanno stimati, ma molto meno. Tantè che ci era venuto anche il dubbio che non fossero autentici, ma dal punto di vista estetico ci piacevano e li abbiamo tenuti. Abbiamo commesso una leggerezza, non immaginavamo queste conseguenze». Dopo la conclusione delliter giudiziario il sequestro dei carabinieri si è tramutato in confisca e, trattandosi di beni demaniali, sono stati affidati per competenza territoriale alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte, guidata da Liliana Pittarello. «Ora contatteremo la direzione generale per valutare se esporre questi reperti qui a Torino, dove abbiamo già una sezione dedicata allApulia - ha detto la direttrice - o se si preferirà assegnarli a qualche museo nel luogo di provenienza, in cui sono stati effettuati gli scavi clandestini». Una decisione che amareggia il vecchio proprietario, per quanto illegittimo. «Temo che se resteranno in un grande museo come quello di Torino - dice luomo - saranno esposti solo due o tre pezzi più belli e gli altri resteranno in cantina. Mi sarebbe piaciuto, invece, poterli consegnare a qualche piccolo museo di provincia, che li avrebbe valorizzati e magari fatti visitare alle scolaresche». La confisca delle ceramiche è solo una delle operazioni che il nucleo Tutela patrimonio culturale ha concluso nel 2008. In generale lanno scorso i furti sono calati del 28 per cento, mentre sono state recuperate oltre quattromila opere - soprattutto su Ebay, dove vengono venduti molti reperti archeologici della Magna Grecia - contro le 325 del 2007, per un valore economico stimato intorno ai 900 mila euro.