Giulio Cesare Croce si spense il 17 gennaio 1609: ora un libro racconta "larguto bolognese" Oggi allArchiginnasio la presentazione del volume e del Comitato Nazionale creato per il Centenario A Bologna lo si è sempre ricordato (e amato) con curiosità pittoresca, e lo si è conosciuto grazie a uno studioso come Piero Camporesi. Ora il cantastorie autore di Bertoldo, Giulio Cesare Croce, sarà protagonista, per un anno, delle celebrazioni per il quarto centenario della sua morte. E sarà la presentazione di un libro illustrato, scritto da Elisabetta Lodoli e disegnato da Federico Maggioni, dedicato al cantore della Bologna popolare di fine Cinquecento ad aprire la ricorrenza, proprio nel giorno della sua morte, il 17 gennaio, quattrocento anni dopo. Oggi alle ore 17, nella Sala dello Stabat Mater dellArchiginnasio litalianista Ezio Raimondi e lo studioso di letteratura per linfanzia Antonio Faeti presenteranno il volume «Giulio Cesare dalla Croce. Larguto bolognese» edito dalla Bononia Universiy Press, con il sostegno della Fondazione Carisbo, per la collana «Sotto i portici» ideata da Tiziana Roversi e Claudia Alvisi. In città è nato un Comitato nazionale, con lalto patronato del Presidente della Repubblica, presieduto da Raimondi e che riunisce i massimi studiosi di cultura popolare, tutte le maggiori istituzioni culturali: gli enti locali, compreso il comune di San Giovanni in Persiceto dove Croce è nato, luniversità, la Biblioteca universitaria, lArchiginnasio, la Soprintendenza regionale per i beni librari e le fondazioni bancarie. LArchiginnasio ha messo in rete 660 immagini di opuscoli del Croce, edizioni stampate prima del Settecento, e con la Biblioteca universitaria nel 2009 sarà conclusa una banca dati digitale su tutta la tradizione a stampa delle opere del Croce. Persiceto renderà omaggio al suo concittadino oggi al convegno dedicato al Carnevale (ore 15) e con una rassegna teatrale di tre spettacoli che si aprirà stasera (ore 21) con «Furfanti, banditi e vagabondi nella città calamitosa» e proseguirà sabato 24 e 31. Per arrivare alla mostra a Bologna, in autunno, «Le stagioni di un cantimbanco. Giulio Cesare Croce e Bologna». «È loccasione per conoscere Croce nella sua personalità e nelle sue ragioni profonde», spiega Raimondi che ricorda come fosse lAldrovandi a parlare di Croce come di «un arguto bolognese». Cioè di colui che ha il gusto del comico. «Croce respira laria degli uomini della strada, del mondo senza potere, ma ha rapporti anche con le biblioteche e nella sua cultura entra qualcosa di più complesso». In una visione cinquecentesca del mondo come teatro dove i mestieri sono maschere e dove la sofferenza viene ribaltata in sberleffo. «Croce ha dalla sua parte il sorriso, quel gusto padano emiliano di prendere le cose profonde e di sentire ciò che hanno di tremendo sapendo riderne». Il libro recupera questo sentire popolare narrando una giornata di Giulio Cesare Croce a Bologna, dal suo risveglio in via Malcontenti al tragitto in vicolo San Damiano, dove il cantastorie, tormentato dallidea di essere un «badanai» fallito e dimenticato, consegna al tipografo lindice delle sue opere. Per «rinfrescare la memoria a tutti i bolognesi».