Le immagini e le parole dellartista accompagnano dalle sorgenti del Nilo al Cairo l viaggio di un pittore è sempre una lentezza portata a spasso, un recupero di tempo. Non sono i piedi a farlo, sono gli occhi e la mano. Il suo viaggio diventa così una collana di scorci, immagini, apparizioni. Stati danimo in forma di paesaggi o di figure. Chilometri tradotti in pagine. Così viaggia Stefano Faravelli, torinese, cinquantanni, pittore e sapiente. Come se non bastasse, viaggia due volte: sulla terra e sulle mappe, come chiunque, ma anche nei suoi taccuini, dove disegna e colora, dove ferma le impressioni e la bellezza che coglie intorno. Annota idee, considerazioni, curiosità. Schizza desideri e ipotesi, rêverie e fantasie come acquarelli. Lui viaggia e, quando torna, pubblica i suoi taccuini in preziosi volumi per i tipi della EDT. Così puoi partire tu per il tuo viaggio, che è stato il suo, seguendone le orme, le impronte di pittura. È accaduto negli anni passati con il Mali e la Cina, e poi con lIndia, dove è andato per vedere lelefante, come recita il sottotitolo di quel volume. Ora ha messo nel suo carnet lEgitto, la traversata da Sud a Nord, da Abu Simbel ad Assuan, fino a vedere Il Cairo e poi raggiungere Alessandria. Non senza concedersi un paio di occasionali deviazioni e divagazioni. Un viaggio lungo il Nilo, discendendo la corrente. In barca a vela, a bordo di unelegante feluca. Fiume e deserto. Monumenti e uomini. Sabbia, cartoline, piante, animali, etichette e francobolli, interni ed esterni, giorni e notti, banchine, palazzi, case, minerali, compagni di viaggio e amuleti. Di tutto questo è fatto lEgitto di Stefano Faravelli pubblicato nelle scorse settimane dalla EDT, 102 pagine di grande formato, 35 euro. Soprattutto è fatto di visioni e ricordi. Gli appunti e le tempere di Faravelli sono il riassunto di tante minime storie, a volte grandiose, sempre affascinanti, risucchianti. Il suo lavoro restituisce una terra che è immaginazione e leggenda, archeologia visionaria. Riesce a trasmettere una felice sensazione di gioco e di pace. Così che ti viene voglia di metterti a giocare in pace con i suoi fogli e curiosare fra i segni, fra i tratti di matita e la calligrafia, decifrarli e, a tua volta, liberare le fantasie che suggeriscono. Vuoi rimanere lì, comunque, dove ti sei perso, già subito allinizio, a pagina 5, fra un nubiano con turbante assiso pensieroso, alcune figure in catene, limmagine di Abu Simbel, una banconota egiziana e la rara cartina delle sigarette Rameses II since 1895. O perderti ancora tra scorci di piramidi e didascalici disegni di pesci, tra loasi nel deserto e il Colossi di Memnone, tra fragili vele e ricche architetture orientaleggianti, tra città distese al sole e imbarcazioni moderne. Anche questa volta, compare un sottotitolo: Cercando lAleph, che sarebbe il tutto raccolto in un unico punto, locchio di Dio e il cuore dellUniverso. Secondo lo scrittore Jorge Luis Borges si troverebbe nel portico che circonda il cortile della moschea di 'Amr al Cairo. Questa è la scusa per mettersi in viaggio. Nella prefazione Faravelli si chiede: perché lEgitto? E offre una spiegazione che centra con il cielo e il dio Thoth. Mica vero. La risposta sincera è nel libro, non altrove, in ogni pagina di questo carnet di viaggio, che è intimo e condiviso.
TORINO - in viaggio con Faravelli e i suoi carnet d'Egitto
Stefano Faravelli, un pittore torinese, viaggia lungo il Nilo, dalla sorgente al Cairo, e pubblica i suoi taccuini in un volume intitolato lEgitto. Il suo viaggio è una collana di scorci, immagini e apparizioni, che include paesaggi, figure e monumenti. Faravelli viaggia anche sulle mappe e nei suoi taccuini, annotando idee, considerazioni e curiosità. Il libro è un riassunto di tante minime storie, a volte grandiose, sempre affascinanti, che restituisce una terra che è immaginazione e leggenda.
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