OLBIA. Galleggia come un'isola infelice. Il sapere è un lusso che il Comune non si può più permettere. La storia rimane chiusa per assenza di fondi, mancanza di liquidi. La cultura ha perso la sua sacralità. La sua aura mistica. Tra i resti delle navi hanno fatto convegni, dentisti e radiologi, hanno rombato motori di auto e strimpellato menestrelli. Fino ai corsi di aggiornamento dell'azienda sanitaria. Un sistema originalissimo per far sopravvivere un museo in bolletta. Il forziere è vuoto, è rimasta qualche moneta d'oro. Poca roba per riaprire lo scrigno della storia. Il contratto con l'Expo è scaduto il 31 dicembre. Così il 2009 è diventato l'anno dell'incertezza per il museo. Ha brillato come una stella per la notte di omaggio a Fabrizio De Andrè. Ma le luci si sono accese solo per una sera. Il resto dei suoi giorni il museo rimane chiuso. Mancano i fondi. Per mantenere aperto l'edificio di vetro e cemento sopra l'isola di Peddone tutto l'anno serve un milione di euro. Una cifra stratosferica che il Comune non si ritrova in cassa. Inutile chiedere fondi a Provincia e Regione. «Dobbiamo cercare di andare avanti da soli - spiega il sindaco Gianni Giovannelli -. Ma in questo momento è impossibile trovare fondi ulteriori. Mi sono riunito con i tecnici dell'amministrazione per cercare di pensare a una soluzione che consenta di rendere fruibile la struttura». Il Comune va avanti a vista, come se si trovasse a navigare davanti alla nebbia fitta dell'incertezza. «Per ora abbiamo deciso di pianificare solo il periodo dell'anno fino al 31 maggio - continua il sindaco -. In questo primo periodo cercheremo di assicurare l'apertura per i grandi eventi. Ma è impossibile pensare in questo momento e con questi fondi a una apertura per tutti i giorni dell'anno». Il sindaco aggira qualsiasi tipo di polemica con la Regione. «Attendo che il progetto portato avanti da Cagliari prenda corpo - continua -, ma non mi sembra qualcosa che si concretizzerà in tempi brevissimi. L'assessore regionale ha ipotizzato la creazione di appalti provinciali per la gestione di tutto il patrimonio museale e archeologico. Ma tutto si è arenato. Noi dobbiamo lavorare solo con i fondi che abbiamo. Fino al 31 maggio la gestione verrà riaffidata all'Expo che dovrà assicurare l'apertura per alcuni eventi durante la prima fase dell'anno. Anche se la proposta è ancora in fase di valutazione. Poi dal 1 giugno pensiamo a qualcosa di diverso, a una apertura quotidiana del museo. Almeno fino a settembre». Davanti a sé il Comune ha il deserto. «Eravamo in trattativa con un istituto di credito disposto a sponsorizzare la struttura - spiega -, alla fine tutto è rimasto sulla carta». Il museo continua la sua lotta per la sopravvivenza, anche se la storia ha perso la sua sacralità.