«Questo voto in Spagna è figlio della paura e sono assolutamente sgomento nel constatare fino a che punto il terrorismo abbia fatto breccia nelle nostre società liberali. Tanto che già vedo agitarsi in Europa lo spettro di Monaco nel 1938, quando le democrazie rinunciarono a difendersi per paura del terrore nazista». Il ministro della Cultura Giuliano Urbani era a pranzo da Re Juan Carlos mercoledì per parlare di scambi culturali. Ma naturalmente si parlò anche delle elezioni, che secondo i sondaggi si sarebbero concluse con una cospicua vittoria del partito popolare. Il giorno dopo, gli attentati di Madrid fecero duecento morti, e domenica, a sorpresa, i socialisti hanno trionfato. «Uno spostamento elettorale dell'8 per cento in meno di tre giorni costituisce un ribaltamento pazzesco», esclama l'Urbani politologo, abituato da una vita a studiare risultati elettorali. Si è detto che dietro quello spostamento dell'8 per cento ci sia stata la rabbia contro il governo per come aveva gestito il dopo-attentato, incolpando subito l'Eta. «Ma questa storia delle presunte bugie del governo è una spiegazione assolutamente ridicola. Come si può pensare che il governo avesse qualcosa da nascondere? Queste sono cretinate. Uno spostamento elettorale così grande e improvviso può solo essere interpretato come un fatto emotivo: gli spagnoli hanno avuto paura, una fifa boia, e si sono affidati all'illusione che andandosene dall'Iraq saranno meno vulnerabili». E questa «fifa boia» secondo lei cosa nasconde? «Non nasconde, semmai rivela. Il caso spagnolo dimostra in maniera drammatica quanto le democrazie europee siano vulnerabili. Per paura del terrorismo, potrebbero rinunciare a colpire chi le colpisce. Ma noi siamo in guerra contro il terrorismo! Ed è davvero sconcertante vedere che molti ancora s'illudono di sconfiggerlo con le armi della politica. Abbiamo già visto in passato cosa succede quando le democrazie si comportano in maniera vile per paura». Si riferisce alla politica di appeasement nei confronti di Hitler? «Esattamente. Mi riferisco a quello che viene chiamato lo spirito della conferenza di Monaco, quando, per paura del nazismo, i leader delle democrazie liberali, guidati da Neville Chamberlain, abdicarono le loro responsabilità. Non dimentichiamoci che l'Europa fu salvata da Churchill e da Roosevelt. Senza l'intervento degli angloamericani l'Europa sarebbe diventata nazista». Torniamo alle vicende dei giorni nostri. Il premier in pectore José Luis Zapatero ha già annunciato il rientro del contingente spagnolo dall'Iraq il 30 giugno se entro quella data non sarà messo sotto comando Onu. «Oh, gli spagnoli se ne andranno di sicuro, ne può star certo. Zapatero è figlio della paura e non potrà che avere un comportamento dettato dal suo elettorato. Ma l'immediatezza con cui ha espresso il suo spirito di rinuncia mi ha lasciato sbalordito. Ma come puoi dire che te ne vai? E' un atto di viltà infinita mentre la guerra al terrorismo richiede un atteggiamento coraggioso, maschio: "Io, il terrorismo, lo colpisco subito e ovunque"». Fassino, e con lui quasi tutto il centrosinistra, ha già detto che la posizione di Zapatero è quella giusta. «A me fa paura pensare che anche da noi molti leader dell'opposizione diffondono la favola che siamo più vulnerabili perché ci troviamo in Iraq. Andarcene dall'Iraq, liquidare la cosa dicendo che sono affari degli americani e facendo l'occhiolino ai Paesi arabi, sarebbe il trionfo della cecità». Veramente, i partiti dell'opposizione sono sempre stati contrari alla missione in Iraq non perché non vogliono fare la guerra al terrorismo, ma perché pensano che non si vince la guerra al terrorismo andando in Iraq. «Andare via dall'Iraq proprio adesso che stiamo contribuendo a costruire una società civile in quel Paese vorrebbe dire rinunciare al nostro dovere. Siamo lì con spirito costruttivo. Per dirla con Ortega y Gasset, stiamo "vertebrizzando" la società irachena. Certo, non sarà mai una democrazia occidentale, ma intanto sta emergendo una società con un mercato, con dei diritti, con delle relazioni civili, con uno spirito di convivenza che non c'era da 40 anni. Non possiamo lavarcene le mani». Quello che è successo a Madrid porterà l'Europa di nuovo a dividersi? «Gli attentati di Madrid hanno sprigionato un sentimento già molto diffuso nel resto dell'Europa, e temo l'effetto-contagio della paura. Sarebbe terribile se tornassimo a dividerci tra chi vuole difendere con le armi le democrazie dal terrorismo e chi invece vi rinuncia, con atteggiamento farisaico, spiegando che il terrore si batte con la politica. Come successe nel 1938, appunto. Poi dovemmo aspettare di essere liberati dagli americani». George Bush come Franklin Delano Roosevelt? «A volte un leader può non apparire un grande uomo, ma se ha le intuizioni giuste... Mi creda, le vie del Signore sono infinite».
Urbani: senza coraggio democrazia vulnerabile
Il ministro della Cultura Giuliano Urbani è preoccupato per il voto in Spagna, che ha portato una cospicua vittoria del partito popolare. Urbani sostiene che il voto è stato influenzato dalla paura e dall'illusione che andare via dall'Iraq ridurrà la vulnerabilità al terrorismo. Il premier José Luis Zapatero ha annunciato il rientro del contingente spagnolo dall'Iraq entro il 30 giugno, ma Urbani lo considera un atto di viltà. Il politico sostiene che la posizione di Zapatero è quella giusta, ma teme che il voto possa portare l'Europa a dividersi tra chi difende le democrazie con le armi e chi rinuncia a farlo.
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