Il patrimonio artistico degli ospedali napoletani, un tempo assai cospicuo, è stato decimato dall'incuria degli uomini, dal processo degenerativo del tempo, da incendi e terremoti. Molte opere sono passate in altre sedi e di altre possiamo solo lamentare la sparizione. Dipinti che ornavano le cappelle interne, i corridoi e le sale degli ospedali sono un pallido ricordo di qualche anziano medico, ma Napoli ha avuto, fin dal trecento, ospedali ricchi di opere d'arte. Uno dei primi enti assistenziali fu quello di Sant'Eligio al Mercato, fondato su concessione di Carlo I d'Angiò nel 1270, che costituiva insieme alla chiesa un chiaro modello di architettura francese. Nel 1546 Pedro de Toledo vi aggiunse un conservatorio, poi educandato di giovinette, che custodiva dipinti di Francesco Pagano, Francesco Solimena, Paolo de Matteis e Guglielmo Borremans, oggi al Museo Civico di Castel Nuovo. Ma il massimo tempio della pietà napoletana, anche per ricchezza di opere d'arte, è la Santa Casa dell'Annunziata, che l'8 marzo 1320 Carlo l'Illustre, figlio di Roberto d'Angiò, prendeva sotto la sua protezione. Il grande ospedale, che nel '600 accoglieva circa cinquecento persone, venne dismesso nel 1816, conservando solo la funzione di brefotrofio. Le madri che non potevano crescere i loro figli li affidavano alla celebre ruota dell'Ospedale, da cui passarono gli antenati dei numerosi Esposito che ancor oggi vivono a Napoli e nel mondo. «O padre e madre che qui che ne gettate, alle vostre limosine siamo raccomandati», così recitava un puttino di marmo sulla celebre ruota della Santa Casa. Il popolo napoletano battezzava col nome di «figli della Madonna» quei bambini abbandonati che, raggiunti i sette anni, venivano affidati all'Albergo dei Poveri. Invece per le fanciulle, quelle che contraevano matrimonio avevano diritto a una dote, le altre restavano ospiti della Santa Casa. Il suo imponente patrimonio artistico, oggi esposto al Museo Civico di Castel Nuovo, annoverava tele da Battistello Caracciolo a Mattia Preti, da Luca Giordano a Francesco De Mura, statue marmoree di Francesco Laurana e Domenico Gagini, busti in argento di Giuliano Finelli e Lelio Giliberto, e candelabri in cristallo di rocca. Altro famoso complesso ospedaliero fu quello degli Incurabili, fondato dalla nobile Maria Longo, che in precedenza si era già dedicata al servizio degli infermi nell'ospedale di San Nicola alla Dogana. Gli Incurabili ospitavano poveri che non potevano curarsi nelle proprie case. Qui si formarono, dedicando il loro impegno all'assistenza dei ma-lati, i nomi più illustri della nobiltà napoletana e della chiesa teatina. Il suo patrimonio artistico si concentra, oltre che nella chiesa e nelle sale dell'amministrazione, nella celebre farmacia, dove sono raffigurate, tra i pregiati legni di arredo, allegorie dell'attività medica. Famosa, nella grande sala, è la rappresentazione della ferita suturata, sublime allegoria di un parto cesareo, un tempo completato dai ferri chirurgici. Non di meno si apprezza la tela di Bardellino nel soffitto, raffigurante l'omerico medico Macaone che cura Menelao ferito. Ma il vanto della farmacia è la straordinaria serie dei vasi realizzati da Donato Massa e dai suoi collaboratori. All'ospedale degli Incurabili era annessa la congrega dei Bianchi, cosiddetta dal cappuccio che indossavano i confratelli, che accompagnavano al patibolo i condannati a morte. Nell'oratorio della congrega si ammira la celebre Scandalosa, scultura in cera del '600 raffigurante un busto cadaverico divorato dai vermi. Nel cuore della città, in uno scrigno di opere d'arte, operava anche l'ospedale della Pace, dove, nel salone affrescato da Giacinto Diano, venivano assistiti gli anziani senza famiglia. Nel medesimo ambiente si ammirava il Miracolo di San Giovanni di Dio di Francesco Solimena, oggi esposto al Museo Civico di Castel Nuovo, dove è confluito anche il patrimonio dell'ospedale di San Gennaro dei Poveri con la tavola di Severo Ierace, il busto argenteo di San Gennaro e le porte dipinte da Francesco De Mura. Certo non sarà possibile ricomporre in un'unica sede questo immenso patrimonio, ma l'augurio dell'attuale dirigente dell'Asl Napoli 1, prof. Giovanni Di Minno, è che si raccolga all'Annunziata o agli Incurabili quanto si può ancora ritrovare nelle varie strutture ospedaliere. Professore di Storia dell'Arte moderna Università Federico II di Napoli