BARI Soluzione a portata di mano? Forse, fa pensare l'accordo nel cda della fondazione a ricevere le chiavi del teatro alle condizioni dell'accordo del 2002. Ma forse no, suggerisce la replica della famiglia Messeni Nemagna che vuole una nuova sottoscrizione di quell'accordo e niente di meno. Oggi nuovo vertice a Roma tra famiglia Messeni Nemagna, rappresentanti del ministero dei Beni culturali e degli enti territoriali per provare a riaprire il teatro Petruzzelli. E nuova udienza per decidere se il protocollo sia valido o no. Michele Emiliano, presidente della fondazione Petruzzelli, potrà presentarsi dal ministro Bondi forte dell'intesa ottenuta nella riunione di cda di ieri: a parte Silvia Godelli, rappresentante della Regione, che non è andata alla riunione, si sono detti tutti d'accordo ad autorizzare Emiliano a ricevere in consegna il teatro pagando un canone di 500mila euro all'anno, cioè quel che prevede il protocollo. In fondo è quello che la famiglia chiedeva: rispetto dell'intesa del 2002. Quindi il ministro Sandro Bondi, in teoria, potrebbe disporre il passaggio e concordare con la fondazione la data di riapertura. Ma i Messeni non sono soddisfatti. A stretto giro hanno così commentato, attraverso l'avvocato Ascanio Amenduni, la decisione della fondazione: «Segnali di fumo perché la fondazione finora non ha firmato nulla, pur affermando, per ora solo attraverso il suo presidente, di voler rispettare il protocollo». Insomma, non basta la decisione del cda di applicare il protocollo, serve la formalizzazione dell'impegno attraverso una firma sotto quell'accordo che chiarisca il ruolo (onori e oneri, dice la famiglia) della fondazione. Firma che, però, i componenti del cda non intendono apporre perché non ritengono che la fondazione debba vincolarsi a un'intesa sottoscritta da altri: Comune, Provincia, Regione. Sintetizza così il rappresentante della Provincia, Onofrio Sisto. «A questo punto si assumerà la famiglia la responsabilità di respingere quanto previsto nel protocollo, noi siamo pronti ad applicarlo ». I sospetti della famiglia dipendono dalla istanza della Regione al giudice di riconoscere l'illegittimità dell'intesa del 2002, peraltro non più avallata da una legge da quando l'esproprio ha cancellato il legame. «Stabilisca il ministero nel-l'esercizio della sua attività di vigilanza, se il non voler firmare perché la fondazione non è convinta di dover sottostare al protocollo, sia conforme agli obblighi cui lo stesso ente è sottoposto », scrive Amenduni. Al cda di ieri ha partecipato anche il presidente della Provincia, Vincenzo Divella, che ha ottenuto una risposta sul «travaso » dei musicisti dall'orchestra di quell'ente alla fondazione. «Il ministero chiede solo la sostenibilità finanziaria, stiamo dando questa garanzia». Il cda si è detto favorevole. Ancora una volta, però, Godelli (la più contraria all'operazione) esclusa.