Non solo difendono l'integrità della natura ma guidano l'economia delle loro zone. Ma le ultime Finanziarie li hanno "dimenticati". Roma - Sul valore ambientale dei parchi non si discute: l'Italia vanta la maggiore concentrazione di biodiversità in Europa con quasi 57 mila specie animali e più di 9 mila tra piante, licheni e alghe. Eppure, a giudicare dalla ridicole cifre stanziate nelle ultime Finanziarie per la difesa del sistema delle aree protette, il verde appare improduttivo, un lusso che ci si può permettere solo in tempi di vacche grasse. Il risultato di questa scelta è che metà dei parchi italiani è in sofferenza: dopo aver impiegato decenni per raggiungere il traguardo del 10 percento di natura protetta, negli ultimi 2 anni si è dilapidata buona parte del vantaggio acquisito. «E' un errore clamoroso, la dimostrazione di una spaventosa arretratezza culturale», accusa Antonio Carni, responsabile delle aree protette del Wwf. «Gli ecosistemi naturali producono ogni anno a livello globale, se ben protetti, benefici economici per 33 mila miliardi di dollari, sotto forma di servizi quali risorse alimentari e genetiche, formazione del suolo, mantenimento delle risorse naturali come l'aria e l'acqua, riduzione degli effetti delle alluvioni, smaltimento dei rifiuti, ecoturismo. Beni e servizi per un valore di 70 miliardi di dollari, provenienti dalle risorse d'acqua dolce, sono invece minacciati se i governi non riusciranno a gestire in modo sostenibile le acque dolci». In Italia i parchi hanno una valenza economica importante sia dal punto di vista dei flussi turistici che per il settore dei prodotti alimentari di alta qualità. E questo fatto ha cambiato radicalmente il rapporto con le popolazioni interessate. Mentre 20 anni fa i parchi guardavano i contadini con sospetto perché temevano che la loro presenza incrinasse l'aspetto naturale del paesaggio e gli agricoltori fuggivano dalle aree protette per paura di perdere fatturato, oggi è l'Unione europea a dare il passo di una riconversione dei campi che ha fatto evaporare questo contrasto. Il sistema di premi e incentivi è ormai direttamente proporzionale alla capacità dell'agricoltura di guardare anche al paesaggio (valore aggiunto: turismo) e al suolo (valore aggiunto: protezione dalle frane) oltre alla sfera diretta della produzione che comunque trae un evidente beneficio se si può fregiare del marchio di un parco. Dal punto di vista turistico poi, ogni anno si contano 18 milioni di turisti che si fermano a dormire almeno una notte in un'area protetta (se si prendono in considerazione i visitatori si arriva a 30 milioni). Questi numeri fanno si che una piccola cooperativa che lavora in un parco per offrire servizi ai turisti può avere un fatturato che va dai 250 mila euro all'anno a una cifra quattro volte maggiore. In Italia ci sono circa 1.200 cooperative di questo tipo. Secondo Federparchi il sistema delle aree protette attiva complessivamente un giro d'affari da un miliardo di euro e offre lavoro a 80 mila persone. A introdurre un ulteriore dinamismo ci sono poi due progetti. Il primo è l'idea dell'albergo virtuale che è nata da un gruppo di tre parchi: Maiella, Sibillini, Gran Sasso-Monti della Laga. In quest'area è stato condotto un censimento delle case non abitate: ne sono state trovate 60 mila. Supponendo che solo il 5 pei cento dei proprietari accetti di affittare per un anno, un giorno o una stagione, il Cresme ha calcolato che in questi tre parchi si potrebbe attivare un servizio di ospitalità in grado di dare lavoro a 1.200 persone. I parchi infine potrebbero risultare interessanti anche come correttivo al sistema di mobilità nazionale fortemente squilibrato a vantaggio del ferro. Il processo virtuoso è cominciato alle Cinque Terre, il parco tecnologicamente all'avanguardia che ha trasformato la linea ferrata in una metropolitana, vendendo con un unico biglietto l'ingresso al parco e la possibilità di muoversi in maniera ecologicamente corretta. II parco nazionale della Maiella ha lanciato il progetto "Al parco in treno", che prevede il recupero e la valorizzazione per il turismo ecocompatibile delle linee dismesse. In Puglia, il parco nazionale del Gargano ha avviato il recupero delle antiche ferrovie del Gargano. In Campania la "metropolitana del mare", organizzata dall'assessorato trasporti della Regione, collega i parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento con Napoli e i comuni vicini. Progetti analoghi sono stati realizzati anche nel parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Quando i parchi producono ricchezza e occupazione
L'Italia ha una grande concentrazione di biodiversità, con quasi 57 mila specie animali e oltre 9 mila piante, licheni e alghe. Tuttavia, le ultime Finanziarie hanno "dimenticato" il valore ambientale dei parchi, che sono stati ridotti a un lusso che si può permettere solo in tempi di vacche grasse. Il risultato è che metà dei parchi italiani è in sofferenza. Gli ecosistemi naturali producono benefici economici per 33 mila miliardi di dollari all'anno, ma i parchi italiani hanno una valenza economica importante sia dal punto di vista dei flussi turistici che per il settore dei prodotti alimentari di alta qualità.
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