Il sovrintendente: "Mai detto che Parma debba pagare le nostre recite" "Faremo otto recite del Ballo: si può aggiungerne due e cederle al Festival Verdi" «Francamente stupito» del clamore sollevato attorno al Ballo in maschera che unisce e divide i teatri di Bologna e di Parma, Marco Tutino, sovrintendente del Comunale, dice che è un gigantesco equivoco, del quale sarebbero rimasti vittima un po tutti. Spiega che «Nessuno ha mai detto né pensato che Parma dovesse accollarsi i costi artistici delle recite di Un ballo in maschera a Bologna». Ma allora, sovrintendente, cosè successo? «Collaborare tra teatri significa scambiare allestimenti ma anche cercare strade nuove. Con il Teatro Regio di Parma siamo partiti da uno scambio di allestimenti: Bologna cede a Parma Tosca di Puccini e Parma offre a Bologna Un ballo in maschera di Verdi. Si è pensato, poi, di inserire due recite del Ballo nel programma del Festival Verdi: è un gesto che va incontro agli auspici dellassessore alla cultura della Regione, Ronchi, ed è in linea con i contenuti della nuova convenzione tra i teatri. Il Regio di Parma ha già sperimentato luscita dalla sua città, portando produzioni del Festival Verdi a Busseto e a Reggio Emilia». Ma lha fatto con la sua orchestra e il suo coro. «Certamente. Ma nel nostro caso il Ballo in maschera è un titolo che si aggiunge a quelli già previsti dal Festival Verdi 2009, e che già impegnano lOrchestra e il Coro del Regio: e poiché orchestra e coro di Parma non sono ubiqui e il Comunale ha unorchestra e un coro, senza nulla togliere al prestigio dellorchestra del Regio, ma nemmeno allorchestra del Comunale che non ha certo meno titoli, ci sembrava normale sperimentare un nuovo tipo di collaborazione. Probabilmente noi faremo otto recite del Ballo, riunendo un primo cast e attingendo alla Scuola dellOpera: ne possiamo fare due in più e cederle al Festival Verdi. In quel caso Parma paga i cantanti delle sue due recite e si tiene il relativo incasso. Questa è lipotesi di cui ho sempre discusso con il sovrintendente di Parma, Mauro Meli». Il Comunale programma dieci recite e di due cede lincasso a Parma, che da parte sua paga i cantanti delle sue serate. Lallestimento lei lavrebbe comunque avuto, in cambio di Tosca. Quali sono i vantaggi per il teatro di Bologna? «In termini economici nessuno. In termini ideali il vantaggio di inaugurare una collaborazione con un teatro, il Regio, e una città, Parma, con i quali esiste una storica e inutile rivalità. È da qui che siamo partiti. È interesse del Comunale che il pubblico del Festival Verdi giunga a Bologna, è interesse del Festival Verdi offrire un titolo in più al suo pubblico, che già si sposta tra Parma, Busseto e Reggio Emilia». Qual è il risparmio che si realizza cancellando linaugurazione della stagione lirica e programmando otto o dieci recite di Ballo in maschera? «Lallestimento dellopera inaugurale è solitamente molto costoso, il dispositivo scenico del Ballo non ci costa nulla. Una volta cancellata linaugurazione della stagione, senza una programmazione alternativa la nostra orchestra, il coro, i nostri tecnici rimarrebbero inattivi, e noi abbiamo bisogno di mantenere alta la produttività». Dopo lalzata di scudi di Parma la proposta è ancora valida? «Mi auguro che siano le difficoltà iniziali che incontra ogni nuovo tipo di collaborazione che si metta in moto. A me lo scambio del pubblico sembra ancora un ragionamento interessante in una regione che conta sette teatri. Se no pazienza: il Festival Verdi avrà un titolo di meno, e tutti noi saremo più poveri e un po più stupidi».