Prima udienza del procedimento che vede imputati per il degrado della zona i costruttori Cagliata e Bottoni Polemica sul sequestro dell'area e sulla convenzione per il recupero LIVORNO. Prima udienza ieri al processo contro Rodolfo Cagliata e Piero Bottoni, i due immobiliaristi livornesi imputati per la vicenda del degrado delle ex Terme del Corallo. Cagliata e Bottoni sono imputati di omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina e danneggiamento del patrimonio storico nazionale, mentre le ex Terme sono state sequestrate dalla magistratura nell'agosto 2007. Una prima udienza, quella davanti al giudice Antonio Del Forno, che ha visto una dura contrapposizione tra la pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Antonio Giaconi, e la difesa, con gli avvocati Tullio Padovani, Anna Francinie ed Elena Finocchiaro. In particolare Padovani ha affermato che l'accusa «ha imbastito un processo virtuale per colpire in realtà la convenzione tra i privati e il Comune» sul recupero dell'area, mentre il pm Giaconi ad un certo punto ha detto che «il processo è iniziato con un certo tipo di imputazioni verso alcuni soggetti ma potrebbe allargarsi». L'udienza, con la presenza di entrambi gli imputati, ha visto sfilare quasi tutti i testimoni della pubblica accusa, dai vigili urbani che raccolsero le notizie di reato ai dirigenti comunali Rossi e Chetoni, al soprintendente Malchiodi. L'accusa, oltre a sostenere che il degrado dell'area comportava pericoli di ulteriori danneggiamenti cui non era stato messo rimedio, ha anche chiesto notizie sulle variazioni di altezze degli edifici da costruire dopo la conferenza di servizi fra Comune e Soprintendenza, mentre la difesa ha cercato di mettere in luce che il degrado della zona fosse iniziato ben prima del passaggio di proprietà tra la Coca Cola e la Fondiaria Apparizione di Bottoni e Cagliata. Le testimonianze, hanno poi affrontato il nodo dell'accordo con il Comune, che in cambio dell'edificabilità, avrebbe avuto gratis le ex Terme, gli oneri di urbanizzazione e un contributo di 300mila euro per sistemare il parco. Il primo a deporre è stato l'ispettore capo della polizia municipale Paolo Raiola, che ha riferito di aver inviato al notizia di reato alla procura dopo aver letto alcuni articoli sul Tirreno nell'aprile 2007 e aver ascoltato alcune persone che riferivano del gravissimo stato di degrado dell'area. Gli avvocati Padovani e Francini hanno contestato vivacemente le sue parole, sia perché aveva inviato la notizia di reato basandosi su fonti confidenziali rimaste anonime, sia perché gli articoli, secondo loro, più che di degrado parlavano di una soluzione all'annoso problema. Dopo aver ascoltato i vigili Andrea Bavone e Andrea Carlascio sui loro sopralluoghi alla struttura, è stata la volta dei funzionari comunali, l'architetto Fulvio Rossi, dell'uffico urbanistica, e l'ingegner Gianfranco Chetoni, dirigente dello stesso ufficio, che hanno riferito su come il piano di recupero delle ex Terme si basasse su quanto stabilito in precedenza dal piano regolatore. Quindi la possibilità di dare edificabilita nella zona dell'ex stabilimento Coca Cola, in cambio della cessione gratuita delle terme al Comune, che poi sarebbero state restaurate, come prescritto dalla scheda del piano regolatore, utilizzando i soldi degli oneri urbanistici come compartecipazione a finanziamenti statali e regionali. Ultima deposizione dell'udienza, quella del soprintendente di Pisa e Livorno, Gugliermo Maria Malchiodi. Il soprintendente ha confermato lo stato di grave degrado delle ex Terme, che certo necessiterebbero di interventi urgenti specie sulle coperture, come richiesto anche alla proprietà, ricordando di aver chiesto una variazione delle altezze dei nuovi edifici previsti dal progetto immobiliare per migliorare la vista sulla parte monumentale. Poi il soprintendente è stato duramente contointerrogato dall'avvocato Padovani, in merito ad una lettera invia nel dicembre 2006 alla Fondiaria Apparizione, (e mai arrivata a destinazione) e alle altre lettere con cui si richiedevano interventi urgenti, come quello di una nuova recinzione per evitare altre intrusioni. Il processo è stato aggiornato al prossimo 10 marzo.