Le incisioni Alla Biblioteca Nazionale le opere del grande artista sullinvasione napoleonica Tornano alla Biblioteca Nazionale le incisioni di Goya. Dopo la mostra lo scorso anno dei Caprichos, si vedranno da venerdì ottanta tavole originali della serie Los Desastres de la Guerra, impressi dai rami originali in quinta tiratura e provenienti da una collezione privata. «Goya: i Disastri della Guerra» - questo il titolo dellesposizione promossa dallIrel, Istituto per la tutela la conservazione e il restauro dei beni librari e cartacei, curata da Franca Porticelli e Gianni Vurchio e finanziata da Regione e Fondazione Crt - presenta unopera nata quando le armate francesi, nel periodo di passaggio tra la rivoluzione e lavvento del governo napoleonico, modificarono gli assetti politici, culturali ed economici europei. Linvasione della Spagna, tra il 1807 e il 1813, e le sue catastrofiche conseguenze per il popolo, spinsero lartista, allora sessantaduenne, a incidere sulle lastre di rame che riuscì a recuperare, anche usate o rovinate, i devastanti scenari creati dalla guerra, tra limpotenza e lafflizione dei più deboli, oggetti e vittime più che attori. A Goya interessava documentare quanto aveva visto (in unincisione volle adirittura precisare «Yo lo vi», «Lho visto io»), o quanto gli era giunto in forma di racconto dai protagonisti di quelle tragiche vicende. Non è del tutto certa la cronologia di questopera, successiva ai Caprichos e realizzata in un arco di anni tra il 1808 e il 1820. Sembra che Goya abbia iniziato a preparare i disegni durante il viaggio da Saragozza a Madrid nellinverno 1808-1809 (lunica data che appare su una lastra è il 1810). Dopo il 1820 Goya si dedicò ancora a una seconda parte, intitolata Caprichos enfaticos. Gli orrori della guerra sono raccontati con un linguaggio essenziale e diretto, prediligendo luso della sola acquaforte (28 le lastre realizzate con questa tecnica) e ricorrendo talvolta alla puntasecca. Prima dei «Disastri della Guerra», Goya aveva già affrontato temi legati alla sofferenza e alla violenza, come nel Garrotato, unacquaforte realizzata tra il 1778 e il 1780 in cui un uomo tiene tra le mani il Crocifisso nel momento dellagonia, stretto nella morsa della garrota. Tornerà su questo tema nellincisione dei Desastres Por una navaja, dove un condannato, solo sul patibolo di fronte a una moltitudine che assiste al macabro spettacolo, muore "garrotato" per essere stato trovato in possesso di un coltello. Goya, che si accostò allincisione intorno ai trentanni dopo i soggiorni italiani, prima a Roma e poi a Parma, avvenuti tra il 1770 e il 1771, trovò in questa forma darte - come scrive nel catalogo Carla Parsani Motti - «il mezzo a lui più congeniale per confessare a se stesso, prima ancora che agli altri, la sua personale visione del mondo, lasciando il ritratto di unepoca inciso sulle lastre di rame». La mostra è aperta fino al 28 febbraio (lunedì, mercoledì, venerdì e sabato 10-13, martedì e giovedì 10-18, info 0118101113, 011546815).
TORINO - Goya, lorrore narrato col bulino
La mostra "Goya: i Disastri della Guerra" sarà aperta fino al 28 febbraio presso la Biblioteca Nazionale. L'esposizione presenterà 80 tavole originali della serie "Los Desastres de la Guerra", incise da Goya tra il 1808 e il 1820. Le incisioni rappresentano gli orrori della guerra e sono state create utilizzando la tecnica dell'acquaforte. La mostra è curata da Franca Porticelli e Gianni Vurchio e finanziata dalla Regione e dalla Fondazione CRT. Goya aveva già affrontato temi legati alla sofferenza e alla violenza in opere precedenti, come "Garrotato" e "Desastres Por una navaja".
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