In esposizione una parte della collezione di Raffaello Piraino che raccoglie oltre tremila vestiti e divise Cè un abito rosso ciliegia, di raso di seta, cerato sul rovescio e ornato di tulle bianco e merletto nero chantilly, della fine dellOttocento, ma anche la divisa militare di tessuto pesante e inserti preziosi, costellata di bottoni lucenti e mostrine, da indossare ben aderente al corpo. Il viaggio nel mondo della moda degli ultimi due secoli è qui, a portata di sguardi, con unimportante selezione di abiti della collezione di Raffaello Piraino, "La moda in Sicilia nellaltro millennio" ora in mostra nelle sale di Palazzo Mirto (via Merlo 2, fino all1 febbraio, tutti i giorni dalle 9 alle 18,30, ingresso 3 euro; organizzata dallassociazione Conca dOro, in collaborazione con lassessorato regionale ai Beni culturali). È una collezione di rilievo quella ordinata negli anni da Raffaello Piraino, titolare della cattedra di Storia del costume dellAccademia di Belle Arti di Palermo, artista e scenografo. Qui Piraino ha selezionato una sessantina di abiti e alcuni accessori per «raccontare» attraverso appunti intessuti di trine e fili di seta la sua raccolta di oltre tremila abiti, per la maggior parte provenienti dalla Sicilia o qui approdati dopo varie vicende. Piraino ha inoltre annunciato che insieme ai referenti della Regione sta approntando lidea della donazione dellintero corpus della sua raccolta per poter realizzare un museo del costume. Tra cappelli piumati, guanti, trine, copriletto ricamati, borse e biancheria intima scorrono così due secoli e mezzo di storia del costume, ovvero gli anni compresi tra il Settecento e la prima metà del Novecento. Laria che si respira è quella della gran moda, e subito saltano alla memoria ambientazioni gattopardesche e scene profumate dOttocento, un po Claudia Cardinale e un po Vivianne Leight, con damine compunte e impegnate a indossare abiti rigonfi di balze, sostenuti da stecche di balena e complicati meccanismi; abiti che, diciamo la verità, conservano intatto il loro fascino e la naturale capacità di trasportare nella dimensione del sogno. Se poi il fascino è più androgino, ecco tuniche interamente ricoperte di paillettes luccicanti e jais, quelle indossate per danzare un charleston tintinnante che già annunciava il cambio di rotta verso la modernità. Gran parte della raccolta riflette, attraverso le elaborazioni di sartorie locali, la moda di Parigi, Vienna e Londra, comprendendo anche oggetti provenienti dallestero, acquistati dalle ricche signore che, un paio di volte lanno, si recavano nelle grandi città - Ville Lumière in testa - per aggiornare i loro guardaroba e non sfigurare con la nobiltà e i ricchi che arrivavano in Sicilia per affari e ricevimenti. Così le targhette di alcuni abiti recano i nomi di case di moda come Fortuny, Schiaparelli, Doucet, Wirth senior e junior, Angelici figli, la Ville de Lyon Florence; in Sicilia, come del resto dItalia, daltronde era comune «francesizzare» i nomi e così in città le dame si recavano da Madame P. J. Durand o Pillitteri-Merlet, per la biancheria intima dalle mademoiselle "Siracusà" in via Cavour o da Madame Dedes. Dentro un abito sono mille gli intrecci tra vita, storie ed esistenze pronte a inediti racconti.
SICILIA - Belle époque raccontata da abiti e cappelli
La collezione di Raffaello Piraino, "La moda in Sicilia nellaltro millennio", è stata esposta nelle sale di Palazzo Mirto a Palermo. La collezione comprende oltre tremila vestiti e accessori, tra cui abiti della fine dellOttocento e la prima metà del Novecento. La raccolta è stata ordinata da Piraino, titolare della cattedra di Storia del costume dellAccademia di Belle Arti di Palermo, e comprende una sessantina di abiti e alcuni accessori. La collezione racconta la storia del costume in Sicilia e in Italia attraverso appunti intessuti di trine e fili di seta. Piraino ha annunciato di voler donare lintero corpus della sua raccolta per realizzare un museo del costume.
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