Non a caso, solo poche settimane fa, il sindaco Massimo Cacciari, presidente della fondazione lirica, aveva detto con chiarezza ai consiglieri comunali - riferendo sulla situazione della Fenice - che senza un rientro almeno parziale dei tagli al Fus, per il teatro veneziano, in buona compagnia, ci sarebbe stata solo la strada del commissariamento. «Confermo il mio fortissimo impegno per il reintegro delle risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo - ha dichiarato solo pochi giorni fa il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che ci permetterà di affrontare più serenamente, così come stabilito con i sindaci presidenti delle Fondazioni lirico sinfoniche, la radicale riforma della legge istitutiva, prevedendo forme e assetti completamente rinnovati, im- prontati a migliori criteri di efficacia e di efficienza». Ma limpegno di Bondi - secondo le notizie che arrivano di Roma si scontrerebbe con il «niet» deciso di Tremonti e lunica promessa che il Ministero potrebbe mettere sul piatto per i siovrintendenti che a maggio, in sede di assestamento di bilancio - se i conti dello Stato saranno migliorati - si possa fare quello che oggi non appare possibile: reintegrare almeno in parte i fondi per la lirica. Ma i teatri, Fenice compresa, devono stendere ora i loro bilanci di previsione e, a questo punto - anche se anche alla Fenice nessuno si sbilancia in attesa del vertice ministeriale se davvero i tagli resteranno tali, la responsabilità delle decisioni da prendere sarà passata tutta al Ministero, perché il teatro veneziano - come molti altri - con le sue sole forze, non può farcela.