Le pareti sono tappezzate da più di duemila bigliettini bianchi ognuno dei quali indica una crepa, profonda o superficiale, vecchia o recente. Una mappa delle rovine. Gli affreschi convivono con i calcinacci, i quadri con la muffa. È da cinque anni che Ornella Frusconi, settantenne minuta ma combattiva, è prigoniera a casa sua anche se casa sua è Palazzo Aschieri , vincolato dalla Sovrintendenza, unala del Quattrocento e una del Settecento, uno dei gioielli di Cremona, in pieno centro. Ledificio venne gravemente lesionato dal crollo verificatosi il 26 febbraio 2004, ma annunciato nelle settimane precedenti da vibrazioni e cadute di intonaci, allinizio dei lavori per la demolizione del Supercinema, confinante con Palazzo Aschieri, e la costruzione di una Mediateca. Da allora il cantiere, aperto sotto la responsabilità del Ministero alla Cultura e con lentusiastico benestare del Comune, proprietario del Supercinema, nonostante gli allarmi lanciati dai vicini, è fermo. Il cedimento del muro ha avuto pesanti ripercussioni su Palazzo Aschieri facendolo ruotare su se stesso. Il contrasto stridente tra il patrimonio architettonico e il senso di precarietà rende ancora più desolante lo spettacolo. La cucina di casa Frusconí, al primo piano, ha laria di un accampamento e il guardaroba è una ragnatela di crepe. «Molte - dice linquilina-proprietaria - risalgono al momento dello smottamento, ma se ne formano in continuazione di nuove». I topiapprofittano della situazione. Gli arredi del salone sono stati imballati, i tavoli e i divani ricoperti con lenzuola. Le finestre, con vista sul ponteggio della Mediateca, sono puntellate. «Le chiudo ogni sera con la catena. Basta poco per scavalcare ed entrare». Nel cortile cera uno studio legale, del marito di Ornella Frusconi e di un suo collega, ma è stato chiuso perché inagibile. Puntellate, con pali di ferro poggianti contro assi di legno, anche le cantine. «È qui che, cinque anni fa, tutto cominciò. Quella sera abbiamo notato che i mattoni si erano spostati». Il mattino dopo il muro che si sbriciola, la polvere, le sirene dei Vigili del fuoco, le polemiche. «Da allora non è venuto più nessuno. È come se tutto si fosse fermato. Mi alzo e mi chiedo cosa porterà il nuovo giorno. Ho paura a stare qui, non posso pensare che sia una situazione in sicurezza. Hanno distrutto una casa e una vita, la mia. Non voglio né pena né pietà, ma giustizia». Dal Comune e dal sindaco Gian Carlo Corada (Pd): «Ma sono sfuggenti e se ne lavano le mani». E soprattutto dal Ministero alla Cultura. Tre suoi alti funzionari, compreso un soprintendente e il progettista dei lavori, sono sotto processo e la sentenza è attesa a giugno. Allepoca dei fatti il ministro era Giovanna Melandri: «Per favore, non parlatemi di lei». Poi è arrivato Francesco Rutelli: «Dai suoi collaboratori nemmeno una riga». Ora al ministero cè Sandro Bondi. La proprietaria di Palazzo Aschieri gli lancia un appello: «Chi ha causato il danno deve rimediare. Bondi non ha nessuna colpa e scommetto che non sa come stanno le cose ma sono certa che, se ne fosse informato, farebbe qualcosa». Poi il portone di legno si richiude sugli affreschi e sugli stucchi, diventati una prigione di crepe e calcinacci.
CREMONA - Crepe e calcinacci nel palazzo del 400 dimenticato da tutti.
Palazzo Aschieri, un edificio del Quattrocento e del Settecento a Cremona, è stato gravemente danneggiato dal crollo di un muro nel 2004. La Sovrintendenza ha dichiarato il palazzo vincolato, ma i lavori di restauro sono stati fermati da cinque anni. La proprietaria, Ornella Frusconi, è prigioniera a casa sua e ha dovuto imballare gli arredi e ricoprire i tavoli e i divani con lenzuola. I topi approfittano della situazione e le finestre sono state puntellate. Il marito di Ornella Frusconi e un collega hanno chiuso uno studio legale nel cortile, ma è stato chiuso a causa della situazione inagibile.
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