Di cosa ha bisogno questa città? Secondo me di un rapporto più diretto fra cittadini e amministrazioni. Conoscere bene gli amministratori e poterli scegliere è la cosa più importante». Il successo di oggi si intitola «Il treno dellultima notte». Sotto Natale è stato introvabile in tutte le librerie di Firenze. Ed è proprio a Firenze - un omaggio che parte dal cuore - che la scrittrice Dacia Maraini, ha ambientato questa sua opera. Protagonista è una giovane giornalista fiorentina che alla ricerca di un affetto privato, si addentrerà nel labirinto di una grande tragedia, lolocausto, per giungere al cospetto di una guerra simbolo dellabisso in cui è piombato il Novecento. Signora Maraini, lei è fiorentina, ha studiato al Poggio Imperiale:come dovrebbe essere gestita questa città? «Lideale sarebbe che i politici stessero piu in mezzo alla gente, favorendo lincontro, la discussione. Cosa che si faceva di più quando le città erano piccole. Oggi i politici si illudono che la televisione li metta alla portata di tutti e invece finiscono in un rapporto virtuale che esclude ogni contatto vero». Cosa salta allocchio di Firenze? «Credo che abbia tutti i numeri per diventare un esempio per il Paese e potrebbe farlo in diversi modi. Ormai mi sembra chiaro che il futuro dellItalia sta nellarte e non nellindustria. Bisognerebbe fare in modo che larte diventi uno strumento di conoscenza, di crescita, ma anche di guadagno». Le due cose in genere vengono separate...«Ed è un errore, perchè larte è ricchezza che porta ricchezza. E Firenze è una delle città più ricche del mondo». Perché non lhanno capito gli amministratori? «Forse perchè inseguono sogni di industrializzazione e tecnologie avanzate. Non che io sia contro le tecnologie, ma andrebbero utilizzate per sviluppare la fruizione della grande ricchezza artistica della città. Oltre a questo, Firenze, che ha una grande tradizione di legalità e democrazia, potrebbe diventare un modello per tutta lItalia». In che senso? «Potrebbe dimostrare allItalia intera che si può amministrare una città con profitto senza speculazioni, senza imbrogli e senza strizzare locchio alle mafie». Ci sopravvaluta? «Firenze ha gli strumenti per farlo. E una città che conosce larte del buon governo anche se non sempre la pratica». Ma basta questo? «Firenze, la bella piccola grande città, è come se disponesse di miniere di diamanti. Come uno quei paesi africani piagati dalle guerre perchè tutti vogliono impossessarsi dei loro beni. Ma la cultura non si può rubare, capisci il privilegio? Qui ci sono miniere di diamanti che purtroppo non vengono utilizzate come dovrebbero». Allora che fare? «Io insisterei sulla città modello. Firenze ha tutte le qualità e le risorse per diventarlo. Il nostro Paese è ammalato di illegalità. Fornito di leggi magnifiche, semplicemente non le applica. Dorme il senso di giustizia, dorme il senso della democrazia. Perchè il risveglio non potrebbe cominciare da Firenze?» E così drammatico questo sonno? «E da questa illegalità che vengono i guai più terribili del nostro paese. Perfino la presenza nelle istituzioni della criminalità organizzata deriva da questa sfiducia e da questo disinteresse per la legalita». Le sembra facile? «Certo che no. Ma è importante rischiare e tentare. Però non aspettandosi limbeccata dallalto. Sono i cittadini che devono rimboccarsi le maniche e porsi con serietà e impegno la questione del futuro. Si comincia dal basso, dal piccolo e poi si passa ai grandi progetti generali». Lo sa che ancora si discute su tranvia in piazza Duomo sì o no? «Perché cè chi pensa che il tram possa rovinare i luoghi sacri della città. Eppure il tram è oggettivamente uno dei più antichi mezzi di locomozione. Mi spaventerebbero di più degli elicotteri che girassero intorno a piazza Signoria e piazza Duomo». Ma la gente è arrabbiata... «Potremmo proporre un ritorno al tram a cavalli che è una cosa ancora più antica. A dirla tutta mi sembra un dibattito assurdo. Continuando ad absurdum, perché non usare il tram, come fanno a San Francisco, come museo viaggiante? A volte bisogna fare di necessità virtù. Ci vuole immaginazione anche nella politica». Che fare? «Intanto esigere che i politici siano direttamente scelti da noi e non calati dallalto come succede adesso. In un paese civile il cittadino deve poter scegliere da chi essere governato e non basta decidere per un partito o una corrente. Dare fiducia ai cittadini. Chiamarli in causa. Esigere rispetto per le leggi ma sapere dare il buon esempio. Fra laltro farei una proposta "scandalosa": perché non torniamo alla politica come volontariato? Ammettendo solo rimborso spese. Vedi quanti se ne andrebbero subito a casa!» Ma non tutta la politica è corrotta. «Una delle piaghe delle politica italiana è la mancanza di ricambio. Una poltrona sembra debba essere "a vita". Se a un politico levi quella poltrona gliene devi dare subito unaltra. Quanta gente incompetente passa da un seggio in Parlamento a una direzione istituzionale in un campo assolutamente sconosciuto per lui». Dipendesse da lei? «Se si facesse politica per passione e non per interesse, ci sarebbero molto meno politici. Pochi ma buoni. E quando uno non è più capace di dare, lo si libera del peso. La regola dovrebbe essere questa: se ti comporti bene sei rieletto, se ti comporti male vai a casa. La democrazia lo vuole. In questo momento lAmerica ci sta dando un esempio di democrazia. Gli americani erano stufi dì guerre stupide e inutili come quella dellIraq. E cosìhanno puntato su un uomo nuovo, giovane, dinamico, di idee avanzate». Da noi vige la mistica della poltrona. «Una mistica collante. Che una volta attaccata non la stacchi più. Anche perchè con la poltrona diventi un divo televisivo, acquisti un sacco di privilegi e di poteri che si accumulano nel tempo. Ora io conosco i fiorentini che sono taglienti, ironici, esigenti e a volta anche molto maligni. Ma si possono usare questi caratteri per fare del pettegolezzo o per rifondare un pensiero etico sociale». Sta parlando della morale? «Firenze, lo ripeto, ha le qualità storiche per farsi modello. Le manca un poco di fiducia in sè e un guizzo di entusiasmo».