Esposizioni Italia. Il fenomeno (o il costume) delle grandi mostre ha tutta l'aria d'essere al giro di boa. La full immersion nella crisi economica e le sollecitazioni all'austerità-frugalità-essenzialità stanno infilando le manifestazioni culturali nella nicchia del lusso. E per qualcuno del superfluo. Basti pensare a una famiglia di quattro persone che si sposta in auto da una città a un'altra, acquista i biglietti d'ingresso, compra un catalogo, sosta per il pranzo... Il portafoglio piange, se si visualizza un'Italia contrappuntata di stendardi e manifesti mostraioli, un allestimento in ogni città, buono o pessimo che sia. Così l'idealizzata formula delle mostre pop (quelle popolari, fatte di code, attese e prenotazioni) scricchiola, deflette, oppure sta cambiando. Indubbiamente i tempi e i numeri di un Marco Goldin agli eroici esordi di Treviso con le solite carte vincenti degli impressionisti e più vicino a noi l'insuperata e insuperabile Celeste Galeria con la sorpresa dei 530mila visitatori, appartengono ormai a un'altra stagione. I confronti matematici non valgono perché è avvenuta una mutazione che ha fatto saltare i parametri. Gli elementi che provocano la debolezza: crisi economica e tutti i suoi riflessi psicologici nelle scelte; inflazione delle mostre; esaurimento delle formule pop, monografica, tematica, cronologica. Allora anche il mostrificio Italia è in recessione tecnica. E Mantova Mostraland? Sta nel sistema. È ricco, vario, variabile e non comunicante al suo interno. Basti pensare che per circa quattro mesi sono state aperte contemporaneamente 4 esposizioni rilevanti, importanti, sofisticate e implicitamente concorrenti. Quella su Pier Jacopo Alari Bonacolsi L'Antico in Palazzo Ducale (curata e organizzata dalla sovrintendenza), quella su Tiziano e Baglione al Museo Diocesano (con scambi con il Louvre), quella sul Cammeo Gonzaga e le arti preziose alla corte dei Gonzaga nelle Fruttiere del Te (Centro internazionale) e quella su Matilde di Canossa ospitata nella Casa del Mantegna e nel Museo Diocesano a Mantova e nell'abbazia di San Benedetto Po (allestita dalla Provincia) e concomitante con un evento sullo stesso argomento e in tre sezioni a Reggio Emilia. Quattro modelli di ideazione e gestione che varrebbe la pena di mettere a confronto: lo Stato, un ente ecclesiastico, un'associazione pubblico-privata e un ente locale. Proprio la terza specie, vale a dire il Centro internazionale di Palazzo Te, probabilmente ha uno spirito più barometrico, gode di maggiori possibilità di manovra e tra l'altro proprio a metà dicembre ha insediato il nuovo comitato scientifico. Come dire che alla grande riflessione in corso, sul caso Centro Te si delinea anche un cambio di strategia culturale (commissionata dal sindaco Fiorenza Brioni al professor Salvatore Settis che del comitato è divenuto presidente). E si prospetta un azzeramento delle attività programmate, abbozzate, annunciate. Come ad esempio la mostra Terra Omnia curata da Philippe Daverio nell'autunno 2009 o quella su Baldassarre Castiglioni, Giulio Romano e Raffaello per il 2010. Enrico Voceri che cosa ne pensa? «Sì, l'iniziativa di Daverio è in standby, per l'insediamento del comitato scientifico e anche per ritardi oggettivi». Il presidente del Centro Te spiega tre situazioni: «Dubitiamo di riuscire a realizzare la mostra in così breve tempo. Ci sono sul tappeto molte opzioni interessanti. Potrebbe essere deciso un anno di pausa». Voceri ricorda che il prossimo incontro operativo del comitato è stato fissato in marzo e che, comunque, potrebbero essere organizzate manifestazioni, come performance di artisti internazionali, che non necessitano di programmazioni scientifiche». Per il classico autunno espositivo del Te, quindi, ora come ora, non c'è una mostra in calendario. E quella del Cammeo? «È sostanzialmente andata come ci aspettavamo. In novembre c'è stato un momento di importante flessione, coincidente con la fase acuta della crisi. Ma poi, da fine dicembre a oggi, l'affluenza è stata grande». Voceri aggiunge che «il riscontro mediatico è stato positivo e spesso entusiastico. Quella del Cammeo è stata presentata come mostra da non perdere». E ancora, a bilancio: «Nell'attuale momento economico chiudere con oltre 40mila visitatori una mostra di arti applicate è un buon risultato». Muta il Mostrificio Italia e cambiano le strategie. Sarebbe significativo che proprio Mantova che ha aperto e chiuso la lunga stagione pop (Mantegna nel 1961 e la Celeste Galeria nel 2003) escogitasse una nuova formula. Più evento-mostra che mostra-evento.
MANTOVA - Mantova Mostraland, si cambia
Il fenomeno delle grandi mostre in Italia sta cambiando. La crisi economica e l'austerità stanno influendo sulle manifestazioni culturali, che stanno diventando più lussuose e meno accessibili. Le mostre pop, che erano un successo, stanno perdendo popolarità. Il Mostrificio Italia, che include città come Mantova, sta cambiando le sue strategie. Il Centro internazionale di Palazzo Te, ad esempio, sta lavorando a una nuova formula, che potrebbe includere eventi e mostre più interattivi. La mostra del Cammeo Gonzaga, che è stata un successo, ha avuto un momento di flessione in novembre, ma poi l'affluenza è aumentata.
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