Il palazzo di Casoli ha bisogno di cure per poter aprire al pubblico La donazione. Quadri, mobili e sculture per un valore di oltre un milione e mezzo di euro I suoi quadri e le sue sculture. E quelli di tanti altri artisti. Ma anche mobili d'antiquariato e tappeti d'epoca. E una ricca collezione di volumi d'arte. E' questo il tesoro contenuto nel palazzo che, anni fa, era la residenza di Rosario Murabito, a Casoli. Un patrimonio stimato in quasi un milione di euro. Una ricchezza che, finalmente, il Comune si è deciso di preservare e tutelare. Il palazzo, e tutto il suo contenuto, è di proprietà comunale da qualche anno. Da quando la moglie di Rosario Murabito, la signora Grace, ha donato tutto alla città che li aveva ospitati per anni. Rosario, infatti, (o Saro, come era conosciuto in città) era catanese di nascita, ma camaiorese d'adozione. E lì, all'interno della sua casa, per anni ha accumulato opere. A Camaiore, nel 1972, ha detto addio alla vita. Ed oggi è sepolto con la moglie nel piccolo cimitero di Casoli. Tante delle opere sono le sue; chi lo conosce racconta di come, quando era in vita, vendesse il minimo indispensabile, per tenere per sé il resto della produzione. Quadri, ma soprattutto sculture, come quelle in cuoio e pelle. Molte sono di altri grandi nomi, di artisti, che tra il '30 e il '50, vissero nel "triangolo bruciato" di Greenwich Village, a New York, (tra loro Adolfo Saporetti, altro camaiorese d'adozione). Altri quadri risalgono al 1700. La donazione Murabito comprende anche preziosi tappeti, letti portoghesi di qualche secolo fa, armadi di antiquariato e scrittoi del '600 e '700. Si stima che gli oggetti conservati nel palazzo abbiano un valore vicino al milione e mezzo di euro. Tutto il contenuto del Palazzo non solo è stato catalogato e inventariato, ma è stato letteralmente "imbalsamato", prima della donazione, dalla signora Grace. Ogni oggetto si trova nella posizione in cui fu lasciato da Rosario Murabito. Tanto che gli addetti alla catalogazione (tra cui il bibliotecario comunale Paolo Cecchini) hanno scattato migliaia di foto per immortalare gli oggetti nella posizione, in cui si trovavano (su richiesta della Sovrintendenza). Ecco perché, quello potrebbe essere non un semplice museo, ma una casa-museo. In questi giorni è partita l'ultima trance della catalogazione, che riguarda soprammobili di valore (un centinaio) e la collezione di libri d'arte (circa 200 volumi). Il Comune non ha intenzione di lasciare che tutto vada in malora. C'è quasi riuscito qualche anno fa quando, a seguito di smottamenti e infiltrazioni, quel patrimonio è stato a rischio (poi, con un intervento d'urgenza, messo in salvo). Per questo anno è stata stanziata una cifra di 600 mila euro (da ottenere con l'accensione di un mutuo) per consolidare la struttura, a partire dal tetto. «La questione è tra le priorità di questa amministrazione - spiega l'assessore Mauro Santini - ma abbiamo avuto qualche problema. Abbiamo, però, la ferma volontà di recuperare il palazzo e offrire ai nostri cittadini e ai turisti la possibilità di visitare la donazione Murabito». La difficoltà sarebbe legata ad un contenzioso aperto tra Comune e l'ex custode. Per il Comune l'uomo manifesterebbe resistenza a lasciare l'immobile (dove ancora abita), per molti degli abitanti del paese è, invece, l'unico che si deve ringraziare; se quelle opere non si sono ancora deteriorate, dicono, lo si deve a lui che tutti i giorni regola la temperatura del palazzo, evitando il gelo ed il troppo caldo. Marco Pomella