Il rischio concreto è che chiudano alcuni corsi di laurea. Che debbano essere liquidati corsi affollatissimi di studenti. Corsi tanto gettonati da aver dovuto imporre, per alcuni, il numero chiuso. Cultura e amministrazione dei beni culturali, ad esempio, o Scienze del turismo a indirizzo manageriale, o ancora Scienze del servizio sociale e Archeologia. La Federico II dovrebbe dire addio ad alcuni tra i più qualificati dei suoi corsi, se tenesse fede alla decisione, assunta a sorpresa dal Senato accademico il 29 dicembre, di mandare in pensione 150 ricercatori che hanno raggiunto i 40 anni di anzianità contributiva. Un provvedimento contro il quale si sono schierati i ricercatori dellateneo, che ieri si sono riuniti in assemblea per confrontarsi sul da farsi, sulle modalità della lotta contro una manovra che giudicano «capziosa e lesiva dei loro diritti», perché li esclude dalla categoria dei professori universitari per i quali la legge 133 non prevede il pensionamento anticipato. «Molti corsi di laurea si ritroveranno privi del personale docente che ne garantisce il funzionamento» afferma, ad esempio, Elena Scuotto, una delle ricercatrici intervenute ieri in assemblea. I corsi si troverebbero privi dei requisiti minimi necessari alla loro sopravvivenza, e lateneo sarebbe costretto a chiuderli. Il tutto per un risparmio di circa 2 milioni e 400 mila euro (che non deve essere gran cosa per il bilancio dellateneo se si considera che per le sole pulizie del Polo umanistico si spendono 2 milioni e 300 mila euro). Un esodo forzato contro il quale i ricercatori hanno ieri deciso di adire, sin da subito, le vie legali, con ricorsi al Tar (quando giungeranno le lettere che annunciano il pensionamento), e contro il quale sono sul piede di guerra anche i sindacati di settore. Né convince i diretti interessati il fatto che lateneo sia "costretto" alla manovra perché nel suo bilancio la voce che riguarda le spese per il personale supera (o sfiora) il 90 per cento e rischia quindi di subire penalizzazioni romane. «Tra appena un anno, nel 2010, andranno naturalmente in pensione, alla Federico II, ben 490 docenti (600 nel prossimo biennio)», viene spiegato nel corso dellassemblea. Il risparmio sarà garantito, dunque, di qui a breve, «e non è quindi necessario accanirsi sui ricercatori. Mentre torna un interrogativo: chi terrà lezione ai 100.000 studenti della Federico II alla fine del 2010?».
NAPOLI - Federico II, corsi a rischio con i ricercatori in pensione
Il Senato accademico della Federico II ha deciso di mandare in pensione 150 ricercatori che hanno raggiunto i 40 anni di anzianità contributiva. Questo provvedimento ha suscitato opposizione tra i ricercatori, che si sono riuniti in assemblea per discutere le modalità della lotta contro la manovra. Molti corsi di laurea potrebbero essere chiusi a causa della mancanza di personale docente, con un risparmio di circa 2 milioni e 400 mila euro. I ricercatori hanno deciso di adire le vie legali e i sindacati di settore sono in disaccordo con la decisione.
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