Il Teatro Ragazzi: dietro i nostri spettacoli vive uneconomia reale e non effimera «Ora dovete sapere che nel sipario allitaliana cera, seminascosto tra gli svolazzi di un angioletto o tra le pieghe della clamide duna qualche Musa, un buco, un buco tondo non più grosso dun vecchio scudo dargento (...) che offriva lopportunità ai comici di spiare in platea per scandagliare laffluenza del pubblico e scoprire personalità importanti per le quali valesse la pena, quella sera, di mettersi in mostra». Mi piace citare un brano tratto da Il Teatro allAntica Italiana di Sergio Tofano, per aggiungere qualche suggestione al dibattito in corso sui costi e sullutilità dello spettacolo dal vivo nellambito delleconomia della cultura. Mi scuso se utilizzerò alcuni aspetti riguardanti la Casa del Teatro per Ragazzi e Giovani, che sono orgoglioso di dirigere, per fornire elementi che sono universalmente estensibili ai luoghi dello spettacolo in generale. Ecco allora che il Buco nel Sipario ci suggerisce linteressante possibilità di due punti dosservazione. Dal palcoscenico poggiamo sul buco il nostro occhio per guardare il pubblico e vediamo che, ad esempio nel nostro caso, è formato per la maggioranza da famiglie e da giovani, ossia una fascia di cittadini che trova nei nostri programmi un servizio culturale che soddisfa varie esigenze sia pratiche (dallimpiego del tempo libero alleconomicità del biglietto dingresso) sia contenutistiche (spettacoli di ottima qualità artigianale e adatti ad un pubblico dai 3 ai 90 anni). Inoltre questo pubblico trova nella Casa un vero e proprio angolo di civiltà e di democrazia culturale (possono frequentare il teatro i ragazzi dogni provenienza culturale ed etnica) contribuendo a mantenere viva una zona della città che mescola cultura e sport. Valori decisivi per giustificare limpiego di risorse pubbliche, del tutto contenute se si calcolasse il costo pro-capite, visto che in due stagioni abbiamo superato i 70.000 spettatori. Rovesciamo il punto dosservazione e capiamo dove queste risorse vanno a finire e quale movimento economico producono. Invitiamo gli spettatori a farsi avanti e a mettere il loro occhio nel buco. Che vedono? Ogni mattina oltre 50 persone entrano nella Casa per lavorare. Cosa fanno? Tanti mestieri che esistono in tutto lo Spettacolo dal Vivo: organizzatore di tournée, programmatore di spettacoli ospiti, animatore di corsi deducazione al teatro, contabile, amministratore, segretario di produzione, tecnico luci, di palcoscenico, audio, attore, musicista, regista, scenografo, costumista, grafico, programmatore di computer, programmatore di rassegne teatrali nella Regione Piemonte, imprese di pulizie, di manutenzione tecnica, gestore bar e catering, fornitori vari, direttore (il più pagato, naturalmente, con stipendio di circa 2000 Euro netti mensili). Uneconomia reale, un sapere concreto e non effimero che porta a Torino, oltre al prestigio europeo, sovvenzioni del ministero per i Beni culturali e vendite di spettacoli in tournée per centinaia di migliaia deuro: risorse che vengono reinvestite sul nostro territorio. Lo stesso potrebbero dire altri spazi di spettacolo e di cultura. Allora caro governatore, presidente, sindaco, assessori e soprattutto quelli al Bilancio, tiriamoci su le maniche e parliamo davvero insieme tra pubblico e privato, smettiamo di considerare lo spettacolo e la cultura come un superfluo, cerchiamo di guardare davvero da quel buco nel sipario, prima che le luci della scena si spengano e resti solo un grande Buco Nero. Direttore Fondazione Teatro Ragazzi