VITTORIO VENETO. Ha già raccolto ottomila firme, anche in Brasile e a Medjugorie, in Bosnia Erzegovina, e si prefigge di arrivare a 15 mila. E' il comitato per la salvezza del monastero e del brolo di San Giacomo, nato su idea del presidente di Italia Nostra Francesco Scarpis e di Luigi Villanova, che da anni si batte per mantenere inalterata la presenza delle monache di clausura nel monastero dei Santi Gervasio e Protasio. «Il via alla raccolta firme è stato dato la scorsa estate - dice Villanova - e grazie alla precedente campagna del Fai che indicava il brolo come luogo del cuore, abbiamo ricevuto adesioni per questo nuovo comitato anche da Roma, Napoli, Torino, Milano, Genova, dal Friuli e da alcune località del Brasile e della ex Jugoslavia. L'appello perché il complesso monumentale del monastero circestense e il suo brolo sia salvato sotto il profilo artistico e paesaggistico, verrà inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio, Berlusconi, a quello della commissione europea Barroso, al ministro per i beni culturali Bondi, al presidente della Regione Galan e a tutti gli enti preposti alla difesa dei diritti civili, religiosi e ambientali. Una petizione nata per contrastare il fatto che la giunta di Vittorio Veneto intende chiudere il cimitero del monastero ed edificare la palestra». Un tocco di internazionalità, dunque, per il comitato che a novembre ha ricevuto adesione all'iniziativa anche dall'assemblea nazionale di Ferrara degli enti locali per la pace e i diritti umani. «All'assemblea - precisa Villanova - hanno preso parte circa 300 sindaci, presidenti, assessori, consiglieri e funzionari degli enti locali e delle Regioni italiane. Inoltre abbiamo presentato la nostra campagna nell'ambito della riunione del consiglio mondiale dell'associazione mondiale degli enti locali «Città e governi locali uniti», tenutasi a Istanbul dal 26 al 30 novembre 2008, raccogliendo una grande manifestazione di solidarietà». La questione brolo-palestra tiene banco nelle cronache da anni. In più ci si deve aggiungere quella dello sfratto del cimitero interno al monastero delle suore in ballo con il Comune. Dal 2003 si sono succeduti ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato da parte del Comune di Vittorio e del monastero. «Il primo progetto di palestra a San Giacomo, con quest'amministrazione comunale, è del 14 dicembre 2001 - ricordano Luigi Villanova e l'avvocato Alessandra Cadalt - per il quale erano già partiti gli espropri. Se fosse stato realizzato, il quartiere avrebbe già da sette anni la palestra e la scuola, mentre le casse del Comune avrebbero più soldi e i bambini di San Giacomo non sarebbero nei prefabbricati alle Filande».