FRANCAVILLA. Dopo il silenzio che ha fatto eco alla prima denuncia presentata alcuni mesi fa contro il resort di lusso che sta sorgendo sull'arenile Nord di Francavilla, al confine con Pescara, gli ambientalisti non si arrendono e tornano alla carica, chiedendo l'immediato sequestro del cantiere, «per evitare», scrivono, «che i tempi necessari all'accertamento dei fatti consentano di portare a compimento un danno definitivo all'interesse pubblico, difficile da rimuovere». È a firma dell'Ecoistituto Abruzzo, Italia Nostra, Marevivo Mila donnambiente, l'esposto inoltrato alla procura della Repubblica di Chieti per l'accertamento di eventuali irregolarità o abusi relativamente alla costruzione delle 4 palazzine sulla spiaggia. «Abbiamo, finora, inutilmente atteso, per mesi, uno stop ai lavori di costruzione iniziati durante l'estate, sperando nelle varie segnalazioni di irregolarità nei permessi rilasciati, inoltrate al Comune di Francavilla da parte della Capitaneria di porto di Ortona e dell'Agenzia delle Dogane di Pescara», si legge nell'esposto, in cui viene riassunta tutta la vicenda dal «28 aprile 2008, ultimo giorno di ballottaggio per il rinnovo dell'amministrazione comunale di Francavilla», in cui «viene rilasciata alla società Abruzzo Property Resort srl la concessione edilizia per l'edificazione di 4 palazzine, complessivamente 70 appartamenti» ad uso turistico. Gli ambientalisti contestano la regolarità delle procedure a partire dalla «scelta di firmare la concessione l'attimo prima della decadenza» della passata amministrazione. «Il cantiere viene aperto immediatamente, in piena estate, riuscendo anche a disturbare lo svolgimento della stagione balneare». Una «lettera della Capitaneria di porto di Ortona, e successivamente due lettere dell'Agenzia delle Dogane segnalano che il permesso di costruire è stato concesso in mancanza dei nulla osta obbligatori», ma «i tecnici dell'amministrazione comunale si rivolgono al direttore dei lavori perchè sia lui a rispondere nel merito». Per questo un mese fa «anche il Codacons ha richiesto alla Capitaneria di porto di Ortona e a quella regionale di Pescara, la verifica della distanza dell'edificazione in corso dalla proprietà demaniale pubblica. Ma la procedura che ci inquieta maggiormente e che potrebbe costituire un gravissimo precedente generale, riguarda il comportamento della Regione Abruzzo in relazione al Piano paesistico», incalzano gli ambientalisti che contestano il rilascio del nulla-osta paesistico, e chiedono l'intervento della procura per accertare se «sovrintendenti o amministratori o rappresentanti di enti preposti in vario modo alla difesa e al governo dell'interesse pubblico si siano comportati in maniera difforme e colpevole in relazione al loro compito istituzionale inderogabile».