Lattine, fieno, stoffa, insalata, bulloni, palloncini, avanzi di cibo, gomma piuma, camere daria, abiti, peli pubici, cioccolatini, zucchero, ghiaccio, neon, semi di girasole plastica... Se si sfoglia un catalogo di arte contemporanea si incontrano facilmente questo tipo di materiali. Esplorare mezzi alternativi è un modo per esprimere la fine della distanza tra lopera e la vita, il loro procedere in simbiosi. Questi oggetti però durano molto meno di quelli tradizionali. Si deteriorano in anni e non in secoli. E spesso vengono scelti dallartista proprio per questo. Ma lopera e un bene dellumanità e inoltre ha anche un valore economico. Quando esce da un atelier e entra in una collezione o ma museo non appartiene più a chi lha creata. O meglio non soltanto. Il punto è questo: se il lavoro di un artista vivente ha subito un danno, è lui che deve decidere come e se restaurarla? E se questi dichiara che è meglio distruggerla, che fare?, come si legge in un neon di Mario Merz del 1968. E se interviene dopo anni, ne modifica la datazione? Ne hanno discusso ieri a Rotea in unaffollata giornata di studi artisti, restauratori, collezionisti, galleristi, storici dellarte. Mattatore Achille Tonno Oliva che, per loccasione, indossava un paio di calzini su cui erano disegnate delle vistose fiammne. Perché tutto nasce dal fuoco. Quello che ha danneggiato alcune opere - di Cucchi, Schifano, Sartorio e De Dominicis - della collezione di Ovidio Jacorossi nel 1992 (sono in mostra allAuditorium di Roma fino a lunedi). Sembra che Schifano dopo lincendio le avesse trovate «più belle di prima» e proposto di non toccarle. Daltra parte, come racconta Arturo Schwarz, anche Duchamp trovò geniale il riodo in cui si era rotto il suo Grande vetro in un trasporto: il proprietario lo riebbe tutto rigato, ma con la benedizione dellartista. La gallerista Claudia Gianferrari ha auspicato la nascita di una scheda da accompagnare allopera per la sua salvaguardia e raccontato di come il suo uovo di Manzoni sia tornato da un museo senza lovatta ingiallita. «Qualcuno lha buttata, ma come glielo spiego allassicurazione? Ne metterò di nuova, ma mi secca». Antonio Rava ha ricordato i suoi restauri su Carol Rama. «Lì spiega - la gomma delle camere daria deve essere consunta, per lartista rappresenta la pelle, bisogna andarci cauti» . E evidente che loggetto darte ha un nuovo status nella società contemporanea. Ma anche lartista: libero di creare e anche di distruggere sé steseci. Di suicidare lopera, come dice Bonito Oliva. O di dargli una nuova veste. Vi immaginate Raffaello che dice a Giulio II che lopera gli piace di più così, un po danneggiata?